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30/01/2017 06:20:00

L'inaugurazione dell'anno giudiziario: mafia e corruzione il vero problema in Sicilia

 "Quello della corruzione è un fenomeno gravissimo anche in Sicilia, anzi qui è ancora più complicato perché si intreccia con la presenza della mafia: e quindi le già difficilissime indagini contro la corruzione diventano ancora più complesse. La mafia, oltre ad avvalersi per le sue attività della tipica forza intimidatrice si avvale anche della corruzione per raggiungere i suoi scopi". Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.
"Il coinvolgimento del soggetto esterno - aggiunge - riduce il rischio di essere denunciati e perseguiti, non è più necessario ricorrere ad atti violenti che attirano l'attenzione degli inquirenti, si finisce con l'associare alle proprie attività illecite soggetti esterni che agiscono non solo perché intimiditi ma anche perché titolari di un tornaconto personale".
Lo Voi ha parlato della difficoltà delle indagini, dovuta anche dalle carenze legislative, e ha aggiunto: "Si riesce in definitiva a scalfire solo la superficie della corruzione, a scrostare un po' di intonaco dall'alto muro della corruzione che rimane solido".

Il procuratore generale, Roberto Scarpinato, ha parlato di una crescita di "estorsioni, usura, rapine, furti, reati contro l'ambiente, per non parlare dei reati concernenti la pubblica amministrazione. La crescita diffusa e eterogenea dell'illegalità, sembra essere l'effetto a valle dei dati macro economici a monte".
"Nonostante l'ottimo lavoro svolto dagli uffici giudiziari - ha concluso -, l'opinione pubblica perda fiducia nelle istituzioni. In questo quadro si spiegano le rare denunce delle estorsioni e delle testimonianze per rapine e furti. Le vittime, inoltre, non denunciano gli usurai perché si spaventano di perdere la loro unica fonte di sussistenza. Stessa cosa succede per i reati sul lavoro. Le politiche economiche nazionali hanno aumentato la forbice della diseguaglianza, allontanando sempre più le regioni meridionali dal resto del Paese".

In questi anni Cosa nostra, tra arresti, condanne e sequestri, ha subito duri colpi ma nonostante ciò “sul territorio rimane diffusa e pervasiva ed è stata tuttora in grado, quando ne ha ritenuto la necessità, di portare a compimento azioni violente ed efferate per affermare la propria supremazia ed alimentare il flusso di proventi illeciti”. Lo ha detto chiaramente il presidente della corte d'appello di Palermo facente funzioni, Matteo Frasca, nella relazione di inaugurazione dell'Anno Giudiziario. La lotta contro la mafia è tutt’altro che conclusa. Anche perché la mafia sta cambiando pelle ed è sempre più capace di infiltrarsi “in ogni settore dell’attività economica e finanziaria” per reinvestire capitali illeciti oltre che nei gangli della Pubblica amministrazione. Il dato è confermato dalle indagini dello scorso anno che “hanno posto in luce il sostanziale asservimento all’organizzazione da parte di esponenti del mondo delle professioni, dell’imprenditoria, dell’intermediazione finanziaria”.