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02/02/2017 06:15:00

Cosa Nostra trapanese aumenta la sua influenza nel palermitano e su tutta l'organizzazione

Si conferma zoccolo duro della mafia il territorio trapanese, e Cosa Nostra in provincia è più forte che mai grazie al suo boss latitante Matteo Messina Denaro. Unità, impermeabilità e controllo del territorio, sono le caratteristiche della mafia trapanese che a differenza dalle altre cosche siciliane le hanno permesso di aumentare la propria influenza anche nel palermitano e in generale su tutta l’organizzazione. Insomma, nonostante in questi ultimi anni le diverse operazioni di polizia e le aggressioni al patrimonio volte ad indebolire la rete di fiancheggiatori del boss castelvetranese l’abbiano resa più debole, con un sistema organizzativo tradizionale, la mafia trapanese mantiene intatta la sua forza di condizionamento sociale. La struttura organizzativa di Cosa Nostra in provincia di Trapani rimane invariata, con quattro grandi mandamenti, quelli di Castelvetrano, Mazara Del Vallo, Trapani, Alcamo e 17 famiglie in totale. Continuiamo anche oggi il punto sulla criminalità organizzata, - qui potete leggere la prima parte - soffermandoci su Cosa Nostra trapanese e su quello che è emerso dalla nuova relazione semestrale della DIA.  

Relazioni con l'imprenditoria e il professionismo
Sono i legami e le relazioni con la borghesia, l’imprenditoria e la politica locale che permettono una perfetta mimetizzazione della mafia trapanese e prova ne sono le diverse operazioni eseguite dalla Sezione Operativa di Trapani della DIA, come quella del 23 maggio 2016 quando è stato disposto il sequestro del patrimonio di 5 milioni di euro di un imprenditore, indiziato mafioso, che con la complicità di alcuni professionisti, aveva messo su delle operazioni finanziarie volte ad eludere la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniali. A giugno, è stato eseguito un ulteriore sequestro di beni nei confronti di due imprenditori mazaresi, padre e figlio - il primo indiziato di appartenere a cosa nostra - che avevano fornito supporto economico a membri della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo con il mantenimento dei sodali in carcere, tramite l’attività usuraria. L’uomo era di fatto il deus ex machina di alcune società e imprese formalmente riconducibili a terzi compiacenti, e della ditta individuale operante nel settore edile ed intestata al figlio.

Cemento e edilizia
Uno dei settori di interesse predominante dell’attività di Cosa Nostra trapanese si conferma quello dell’edilizia. Gli sviluppi dell’operazione “Cemento del Golfo”, tra Alcamo e Castellammare, hanno fatto luce sulle modalità di infiltrazione nel sistema dei sub appalti, delle forniture e della produzione e distribuzione degli inerti nel ramo dell’edilizia, pubblica e privata. Sono state arrestate cinque persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, furto, intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale ed inosservanza degli obblighi derivanti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S.. Tra i destinatari anche un imprenditore, il quale, sfruttando la sua adesione all’associazione antiracket di Alcamo, avrebbe agevolato le attività illecite di altro imprenditore edile, reggente della cosca locale.

Commercio ortofrutta, traffico di stupefacenti ed estorsioni
Anche il commercio di prodotti ortofrutticoli è tra le attività privilegiate dagli uomini di Cosa Nostra trapanese. Nel mese di aprile è stata eseguita la confisca dei beni di un commerciante inserito nella famiglia mafiosa, che aveva collegamenti con le organizzazioni criminali dei Casalesi e della ‘ndrangheta, che si era avvalso di questi rapporti per potenziare ed incrementare la sua attività di intermediazione nel commercio di prodotti ortofrutticoli. Inoltre sono in costante aumento in provincia, i reati connessi allo spaccio e alla produzione di sostanze stupefacenti.
Nel primo semestre è stata, infatti, constatata l’ulteriore diffusione di coltivazioni di cannabis indica, specie nell’area di Marsala, dove durante un servizio di appostamento nei pressi di una serra adibita alla coltivazione di cannabis, è stato ucciso da uno dei guardiani della piantagione. il maresciallo dell’Arma dei Carabinieri Silvio Mirarchi. Assieme allo spaccio di sostanze stupefacenti rimane diffusa l’attività estorsiva, che tradizionalmente consente un facile approvvigionamento di liquidità ed è la forma primaria di controllo del territorio.

E’ dunque una mafia diversa dalle altre quella trapanese, che rimane da un lato legata ai suoi canoni tradizionali, ma evolvendosi in diversi settori dell'economia e degli affari sa meglio gestire le contrapposizioni interne, e  mantendendo sempre un basso profilo riesce perfettamente a restare sommersa.