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04/02/2017 06:30:00

Scrive Francesco Costa, sui lavori della Mestra a Mazara e i "poteri premonitori" dell'Asp

Dopo la nostra inchiesta in due puntate sulla Mestra, una delle aziende coinvolte nell'operazione antimafia Ermes 2, interviene l'ingegnere Francesco Costa, Dirigente del Settore Gestione Tecnica dell’ASP Trapani, a proposito dei lavori affidati e poi revocati alla Mestra nella ristrutturazione dell'Ospedale "Abele Ajello" di Mazara del Vallo. Ecco la lettera di Costa e in calce una breve risposta di Alessandro Accardo Palumbo, autore dell'inchiesta. 

Egr. Direttore Le scrivo nella qualità di Responsabile unico del procedimento dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani relativo ai lavori di ristrutturazione dell’Ospedale “Abele Ajello” di Mazara del Vallo.
Ho letto l’articolo pubblicato il 31/01/2017 sulla testata giornalistica online TP24 da Lei diretta, dal titolo
“Mazara, il caso Mestra/2. Così un’azienda in odor di mafia si riciclava e prendeva appalti” e ritengo doveroso fornire alcuni elementi utili a rispondere all’interrogativo circa “i presunti speciali poteri premonitori dell’A.S.P., frutto di contatti comunicativi speciali con la Prefettura di Trapani”.
Forse devo deluderla, ma l’A.S.P. non possiede alcun potere premonitore ma, semplicemente, è conscia di operare in un contesto territoriale dove purtroppo è ancora alta la presenza della criminalità organizzata, e tiene quindi alto il proprio livello di attenzione, soprattutto nei settori di attività più sensibili ai tentativi di infiltrazione mafiosa.
Passo a fornirle alcune informazioni utili a comprendere meglio quanto sopra:
I lavori di ristrutturazione dell’ospedale di Mazara del Vallo, affidati al Consorzio Conscoop di Forlì, ebbero inizio il 30/07/2013.
Il 04/10/2013 il predetto Consorzio inoltrò all’A.S.P. una richiesta di autorizzazione al subappalto dei lavori di scavo di sbancamento, demolizione delle strutture esistenti e trasporto a discarica dei materiali di risulta, in favore delle ditte Mestra S.r.l. di Mazara del Vallo e Promedil di Partanna.
Dopo aver inoltrato la formale richiesta di informazione antimafia alla Prefettura di Trapani nei confronti delle predette ditte, l’A.S.P., con deliberazione n. 5214 del 12/11/2013, autorizzò il subappalto in favore delle predette ditte Mestra S.r.l. e Promedil.
Il 13/12/2013 diverse testate giornalistiche online pubblicarono articoli sull’operazione antimafia “Eden2”, appena portata a termine dall’Autorità Giudiziaria, che aveva consentito di far luce sulla rete di protezione e fiancheggiamento svolta dalle organizzazioni criminali anche in favore della ditta Mestra di Mazara del Vallo (articoli conservati agli atti del procedimento).
Preso atto dei contenuti di tali notizie giornalistiche, e sia pure ancora in mancanza del riscontro da parte della Prefettura di Trapani alla richiesta di informazione antimafia a suo tempo inviata, l’A.S.P., con nota prot. n. 63425 del 17/12/2013, utilizzando un appiglio burocratico, comunicò la cessazione dell’efficacia dell’autorizzazione al subappalto concessa con la deliberazione n. 5214/2013 e dispose che la ditta Mestra non svolgesse nessuna ulteriore lavorazione fino al rilascio di una nuova autorizzazione.
Con successiva deliberazione n. 5944 del 30/12/2013 l’A.S.P., formalizzò l’annullamento dell’autorizzazione al subappalto in favore della Mestra S.r.l., già concessa con la deliberazione n. 5214/2013.
Solo in data 03/02/2014 la Prefettura di Trapani fu in grado di trasmettere l’informazione antimafia interdittiva nei confronti della ditta Mestra S.r.l. (nota prot. n. 52594, pervenuta all’A.S.P. il 11/02/2014), consentendo all’A.S.P. di comunicare al Consorzio Conscoop la definitiva impossibilità di accogliere la nuova richiesta di autorizzazione al subappalto in favore della Mestra S.r.l..
Dopo il definitivo rigetto della richiesta di autorizzazione al subappalto, l’A.S.P. ha dovuto fronteggiare intimidazioni e comportamenti ostruzionistici, risolti solo nel mese di giugno 2014, allorquando i lavori poterono riprendere concretamente, per essere successivamente completati lo scorso 12/09/2016.
Come vede non c’è nessuno strano potere premonitore, né rapporti distorti tra pezzi dello Stato, ma semplicemente una costante attenzione e la ferma volontà di operare a esclusivo servizio dei cittadini, sempre a testa alta, nella massima trasparenza e nel pieno rispetto della legalità.
Se il suo giornalista, prima di redigere il suo articolo, avesse ritenuto utile acquisire maggiori informazioni in merito, anche attraverso l’ufficio stampa dell’Asp, si sarebbe potuto evitare di mettere in moto, anche involontariamente l’ormai consueta macchina del fango, che non solo non dispensa una corretta informazione, ma, peggio, instilla nell’opinione pubblica un generalizzato sentimento di sfiducia verso le istituzioni pubbliche.
La realizzazione dei lavori di ristrutturazione dell’ospedale di Mazara del Vallo è stato un esempio mirabile di efficacia ed efficienza dell’azione pubblica (in poco più di due anni sono stati spesi oltre € 30.000.000,00 di risorse comunitarie) in straordinaria e virtuosa sinergia con l’Assessorato regionale della Salute e la Prefettura di Trapani supportata dalle Forze di Polizia.
Vorrei concludere ponendole io un interrogativo: non crede anche lei che una informazione non verificata possa alimentare l’azione di costante e cieca delegittimazione delle istituzioni pubbliche, che finisce col favorire proprio quelle organizzazioni che operano nel torbido dell’illegalità?
Distinti Saluti

 

***

Ironia e sarcasmo non fanno parte del bagaglio esperienziale di alcuni e ci può stare, ne prendiamo atto. Così come prendiamo atto della piccata replica del Responsabile unico del procedimento dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani, Francesco Costa. Che non ci delude. Ci pareva evidente il tono ironico (alterazione spesso paradossale, allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l'apparente dissimulazione della sua vera natura o entità) ed il sarcasmo (forma pungente ed amara di ironia, volta allo schernire qualcuno o qualcosa) di cui è intriso l’articolo. Ed entrambi non erano rivolti all’Asp, ma ad altri due Enti locali che sono chiaramente citati e, ampiamente, nel lunghissimo pezzo cui lei fa riferimento. La sua replica, anzi, conferma ed avvalora, ancor di più, gli interrogativi posti, perché sono gli stessi. I rapporti ‘distorti’, semmai, facevano riferimento al come mai alcuni, come l’Asp, hanno le ‘antenne’ ben rizzate sul territorio, tanto da riuscire a fare una prevenzione contro il rischio di infiltrazioni della criminalità mafiosa. E gli altri? Il corto circuito è riferito a loro. Nessuna macchina del fango e nessuna mancata verifica. C’è pure un vostro lapalissiano comunicato stampa, citato nel pezzo che, inequivocabilmente, avvalora la qualità delle vostre ‘antenne’. Il sentimento di sfiducia ‘generalizzato’, come lo definisce lei, non ci appartiene, né tantomeno la superficialità. Il dubbio e la critica, quelle sì, cieche e costanti, ci devono appartenere, geneticamente. Ci sono pezzi dello Stato, l’Asp non è tra questi, che fra loro non comunicano: è un fatto. Ed è un fatto ancor più clamoroso e pericoloso quando il mancato dialogo, anziché espungere ‘la montagna di merda’ che è la mafia, la favorisce, ammalorando il già disconnesso ed agonizzante mondo del lavoro in questo Paese. Tra i molteplici mandanti – impegnati ad “alimentare l’azione di costante e cieca delegittimazione delle istituzioni pubbliche, che finisce col favorire proprio quelle organizzazioni che operano nel torbido dell’illegalità” noi non ci siamo, non ce ne voglia: questa volta ha proprio sbagliato obiettivo. E, i lettori, lo hanno sicuramente capito.

Alessandro Accardo Palumbo