Selinunte. Spiaggia misteriosa, tra l’antico porto ed una carcassa di scimmia
Bellezza e degrado. La spiaggia sotto l’acropoli di Selinunte, come una befana crudele, regala dolcetti e carbone allo stesso tempo.
E’ uno di quei luoghi che affascinano proprio per le loro contraddizioni, dove sembra che tutto si conservi in una immutabile e ambivalente identità.
Un inverno duro ha fatto si che il gorgo Cottone, che attraversa l’acropoli prima di sfociare da quelle parti, scavasse nella sabbia, facendo emergere le pietre dell’antico porto. Scampoli di storia. Lampi di un’economia un tempo florida e oggi scomparsa.
Ma contemporaneamente sono spuntati due vecchi fusti, insabbiati da decenni. Forse da troppo tempo per capire che cosa contenessero. Ormai interamente arrugginiti e sfondati, non parleranno più. I vigili del fuoco hanno assicurato che non contengano materiale radioattivo. E’ già qualcosa. Ma sono ancora là, delimitati dal nastro bianco e rosso della Guardia Costiera, intervenuta ormai quasi un mese fa.
La comunicazione di rito al sindaco di Castelvetrano, per procedere alla rimozione, non ha prodotto granché.
Anche perché di cose da rimuovere in quella spiaggia ce ne sarebbero parecchie: bidoni di plastica, bottiglie, lattine, vecchie bombole di gas…
Togliere quei due fusti creerebbe un “pericoloso” precedente per le abitudini amministrative della città in tema di ambiente. Basti pensare alle alghe e ai fanghi del vicino porto di Marinella, buttati definitivamente in via Manganelli, nella periferia di Castelvetrano. Un intervento spacciato come temporaneo prima della ricollocazione delle stesse alghe sulla battigia, per evitare “l’erosione delle coste”.
D’altra parte non si intervenne nemmeno nel 2014 quando, durante una tavola rotonda al lido Zabbara in cui Goletta Verde aveva reso pubblici i dati sull’inquinamento, un gruppo di ragazzi aveva provocatoriamente appoggiato al tavolo della conferenza, due pezzi di eternit da un mucchio abbandonato per anni proprio su quella spiaggia e mai rimosso nonostante le numerose segnalazioni.
Vicesindaco ed esponenti locali e regionali di Legambiente rimasero colpiti dalla singolare protesta ed il Comune promise interventi immediati che non si verificarono mai. Ad oggi, l’eternit è stato inghiottito dalla sabbia mossa dal vento.
E poi ci sono le cannucce, che i fiumi portano in mare e che il mare riversa sulla spiaggia. Ma quello è un fenomeno naturale. Sopra le cannucce invece c’è di tutto. Qualche giorno fa è stata trovata perfino la carcassa di una scimmia (nella foto), in avanzatissimo stato di decomposizione.
Ma a decomporsi sembra sia l’intera spiaggia che, come un film horror, fa paura e attrae nello stesso momento.
Chissà, forse è solo una questione di tempo. Il vento e le maree potrebbero ricoprire tutto. Dalle pietre dell’antico porto ai fusti arrugginiti. Strato su strato. La bellezza ed il degrado.
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