15/06/2017 08:00:00

Verso "Letti di notte" a Marsala. Chi è Vincenzo Galvagno

 Si avvicina Letti di Notte, la notte bianca del libro e della lettura. Sabato 17 giugno alle 21 presso l’Ex Convento del Carmine, quattro poeti esordienti verranno da diversi angoli della Sicilia per tracciare in versi la loro terra. In questo appuntamento della nostra rubrica conosciamo meglio Vincenzo Galvagno.

 

 

 

La prima silloge di Vincenzo Galvagno, giovane poeta catanese, si intitola Ablativi assoluti (Ladolfi, 2013). I casi delle declinazioni latine hanno avuto particolare fortuna nella poesia italiana, basti pensare all’ormai classico Vocativo (1957) di Andrea Zanzotto oppure al recente Ablativo (2013) di Enrico Testa. Nello specifico, però, non è un semplice caso e la sua espressione sintattica ad essere oggetto dell’interesse poetico, ma un costrutto della lingua derivante da quel caso: l’ablativo assoluto.

 

L’ablativo assoluto indica, nell’idioma dei Romani, un contesto assoluto ovvero sciolto, slegato dal resto della dimensione della frase. Per estensione di senso si potrebbe dire che intende la separatezza dalla realtà contingente. E concettualmente applicato alla religione - come nella poesia che sotto ci apprestiamo a leggere -, è pensabile come strumento per parlare dell’ascetismo etico, ma è il perfetto l’opposto. La fuoruscita dallo spazio interumano, su cui si pone un potere superiore (che sia la Fede o una mera altra ossessione non importa), è opera di un perverso e non di un asceta, come ci insegna Jacques Lacan. Perverso è colui che crede che il fine dell’uomo non sia compiere il bene, ma fare la volontà estrema della sua ossessione. Che sia la perversione, allora, l’unica vera via verso la santità?

 

***

 

Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messia morte, il loro sangue ricadrà su di loro.

 

Levitico, 20, 13

 

“Ca beddu!” dice pensandolo,

ma non tanto: che bello! Quanto piuttosto: come me ne esco?

Che importa se si sono accorte, le pie donne,

di come Padre Crìse arrossisce, quando, tra altri, lo saluta quel ragazzo

attorno ai sedici anni, di cui non sa ancora il nome. Se, leggendo tra i suoi vividi libri,

ha potuto capire come Dio non sia Soggetto ma Oggetto funzionalmente volto a fargli vivere razionalmente la vita,

capirà anche come fare ora. L’importante è

reprimere i conati di smania, non tentare di consumare,

leggere,

leggere.

 

 

MARCO MARINO