Altri investigatori hanno deposto, davanti la Corte d’assise di Trapani (presidente Piero Grillo), nel processo per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Silvio Mirarchi. Processo che vede imputato il 46enne bracciante e vivaista marsalese Nicolò Girgenti.
Mirarchi fu ferito a morte con un colpo di pistola mentre, in contrada Ventrischi, la sera del 31 maggio 2016, era impegnato un appostamento con l’appuntato Antonello Massimo Cammarata, rimasto miracolosamente illeso.
Erano davanti ad alcune serre all’interno delle quali furono scoperte 6 mila piante di marijuana. Sette sarebbero stati i colpi di pistola esplosi contro i due militari non appena questi, qualificandosi, hanno imposto l’alt a persone che si muovevano nel buio nell’area incolta di fronte le serre e che parlavano in siciliano.
Si scoprirà, poi, che questi stavano portando via piante di marijuana. Per gli inquirenti, le avevano appena rubate nelle serre la cui gestione, qualche mese prima, era stata ceduta proprio dal Girgenti al 54enne partinicese Francesco D’Arrigo. In quest’ultima udienza, hanno deposto altri carabinieri del Ris di Messina che hanno rilevato le impronte digitali sul luogo della sparatoria ed esaminato i risultati dell’esame “stub” su mani e indumenti di Girgenti, l'appuntato Pipitone, laureato in ingegnerei informatica, che ha parlato dell’esame dei filmati di due videocamere di sorveglianza private e il maggiore Antonio Merola, che ha fatto una ricostruzione generale delle indagini svolte. A mettere con le spalle al muro il Girgenti sono state le sue prime dichiarazioni. Ai carabinieri, infatti, aveva inizialmente detto che quella sera era ritornato a casa, non distante dal luogo dell’omicidio, intorno alle 20.30 e non sarebbe più uscito. Dalle immagini delle due telecamere, però, ha riferito Pipitone, si vede passare, pochi minuti dopo il delitto, un’Audi A3 metallizzata con cerchioni delle ruote particolari simile proprio a quella del Girgenti. Sulla sua auto, inoltre, il bracciante marsalese aveva fatto installare un dispositivo (Gprs) che rileva gli spostamenti del mezzo. E dal Gprs gli investigatori scoprono che l’auto, intorno alle 22, era in movimento. Quindi, Girgenti era al volante di quell’auto nei frangenti in cui fu commesso l’omicidio.