Sono state cinque su sei le parti civili ammesse da Tribunale di Marsala (presidente del collegio Vito Marcello Saladino) nel processo a quattro dei 14 presunti mafiosi affiliati alla “famiglia” di Marsala arrestati dai carabinieri il 10 maggio 2017 nell’operazione “Visir”. E cioè l’imprenditore edile Michele Giacalone, 47 anni, Alessandro D’Aguanno, di 26, e i mazaresi Andrea Antonino Alagna, di 38, e Fabrizio Vinci, di 47. I primi tre sono difesi dall'avvocato Luigi Pipitone (con Natale Pietrafitta e Chiara Bonafede), mentre legali di Vinci sono Vincenzo Catanzaro, Teresa Certa e Francesco Galati.
Le parti civili ammesse dal Tribunale sono Sicindustria e Associazione antiracket e antiusura Trapani, rappresentate dall’avvocato Giuseppe Novara, l’Associazione antimafie e antiracket “La Verità Vive” (ex “Paolo Borsellino”) di Marsala, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Gandolfo, la “Libero Grassi” di Palermo e i fratelli Francesco e Salvatore Billeci, titolari dell’impresa edile “Immobiliare Billeci” di Partinico, vittima, secondo l’accusa, di un tentativo di estorsione quando, nel 2011, si era aggiudicata i lavori appaltati dal Comune di Marsala per la sistemazione di piazza Marconi. La vicenda venne fuori perché i titolari dell’impresa, con l’aiuto dell’associazione “Libero Grassi”, sporsero denuncia. L’unica richiesta di costituzione di parte civile non ammessa (per difetto di territorialità e perché associazione costituita dopo l’epoca dei fatti contestati agli imputati) è stata quella avanzata da “Libero Futuro – Libero Grassi Onlus” di Castelvetrano. Sulla costituzione delle parti civili si erano registrati momenti di forte tensione e polemiche tra alcuni degli avvocati impegnati sugli opposti fronti. Conclusa questa prima fase, nell’ultima udienza accusa e difesa hanno formulato le loro richieste di prova. I pm della Dda Gianluca De Leo e Pierangelo Padova hanno chiesto l’ammissione di varie testimonianze, delle intercettazioni effettuate in fase d’indagine dal Ros dei carabinieri, di sentenze ormai passate in giudicato e di due verbali con dichiarazioni rese dal castelvetranese Lorenzo Cimarosa. La prossima udienza si terrà il 19 aprile e in quella data dovrebbero testimoniare i fratelli Salvatore e Francesco Billeci, nonché il loro dipendente Pietro Rappa. Intanto, il 7 febbraio, davanti al Gup di Palermo Nicola Aiello, verrà avviato il processo con rito abbreviato agli altri dieci personaggi arrestati nell’operazione “Visir”. A scegliere il rito abbreviato sono stati il nuovo presunto “reggente” della cosca lilybetana, Vito Vincenzo Rallo, 57 anni, pastore, già tre condanne definitive per mafia sulle spalle per una quindicina d’anni di carcere, il suo braccio destro Nicolò Sfraga, 51 anni, Calogero D’Antoni, di 35, Vincenzo D’Aguanno, di 57, Giuseppe Giovanni Gentile, di 43, Massimo Salvatore Giglio, di 41, Simone Licari, di 58, Ignazio Lombardo, detto “il capitano”, di 46, nipote (e per un certo periodo anche suo sostituto) dell’anziano “uomo d’onore” Antonino Bonafede, Michele Lombardo, di 55, imprenditore, e Aleandro Rallo, di 24, nipote del boss Vito Vincenzo.
A difendere la maggior parte degli imputati è l’avvocato Luigi Pipitone. Gli altri legali dei personaggi alla sbarra sono Paolo Paladino (per Rallo e Lombardo), Stefano Pellegrino, Daniela Ferrari, Raffaele Bonsignore e Pietro Riggi. I reati contestati, a vario titolo, ai 14 arrestati sono associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini hanno delineato i nuovi assetti e le gerarchie della cosca di Marsala. E alla luce sono venute anche alcune tensioni interne sull’asse Strasatti-Petrosino (che stavano per sfociare in gravi fatti di sangue) per la spartizione delle risorse finanziarie derivanti dalle attività illecite. Tensioni che all’inizio del 2015 hanno visto l’intervento di Matteo Messina Denaro, che ha imposto la pace. Altrimenti, sarebbe sceso lui in campo con il suo “esercito”.