La truffa sul Porto di Castellammare. Continua il processo a Perricone
Continua a Trapani il processo che vede imputato l'ex sindaco di Alcamo Pasquale Perricone che assieme ad altri co-imputati, Emanuele Asta, Maria Lucia Perricone, Mario Giardina e Maria Cottone, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta e a reati contro la pubblica amministrazione. Il processo è scaturito da indagini della polizia tributaria della Guardia di Finanza nel 2016, secondo le quali Perricone era a capo di un comitato d'affari che reallizzava attività illecite tra le quali corsi di formazione solo sulla carta e gli stessi lavori di messa in sicurezza del Porto di Castellammare. Le accuse indicano nei confronti di Perricone un sostegno della famiglia mafiosa dei Melodia.
Nel corso dell'ultima udienza sono stati sentiti i consulenti tecnici contabili della Procura di Trapani che hanno esaminato tutta la documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza sulle aziende coinvolte nella vicenda del porto di Castellammare del Golfo, sequestrato nel 2010. I lavori del porto di Castellammare sono iniziati nel 2004 quando furono assegnati ad un'associazione temporanea d'impresa formata dalla Co.Ve.Co, Comesi e Cogem, che a loro volta costituirono la società Nettuno che aveva il compito di gestire i rapporti con le ditte fornitrici. Fra queste vi era la CEA, un'altra azienda che materialmente realizzava i lavori. Secondo la Procura il fallimento della Nettuno e la messa in liquidazione della Cea sarebbero state operazioni orchestrate da Pasquale Perricone attraverso Rosario Agnello. Agnello erasia presidente del cda della Nettuno che amministratore della Cea Srl. Questa unione, questa commistione di rapporti, più le anomalie nei pagamenti e nelle fatturazioni, fanno ritenere ai consulenti della procura che quel fallimento fu tutta una messinscena.
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