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21/05/2026 00:11:00

Una lite durata anni su una cappella di famiglia a Castelvetrano

Una disputa familiare durata anni, finita fino a Palermo, davanti al Presidente della Regione Siciliana. Al centro della vicenda, una storica cappella gentilizia del cimitero monumentale di Castelvetrano e il diritto a ereditarne la titolarità. Alla fine, però, la partita si è chiusa non sul merito della contesa, ma su una questione procedurale: il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Con il decreto decisorio n. 89 del 2026, il Presidente della Regione ha infatti recepito il parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA), mettendo la parola fine alla controversia e confermando la legittimità dell’operato del Comune di Castelvetrano.

 

La vicenda

 

Tutto nasce nel marzo del 2022, quando M.G. ha chiesto al Comune l’aggiornamento della titolarità della cappella, originariamente intestata a una donna deceduta nel 1964. L’uomo sosteneva di avere diritto al subentro in qualità di erede universale.

Dopo gli accertamenti amministrativi, il Comune di Castelvetrano ha disposto la voltura in suo favore con una determina dirigenziale del dicembre 2023.

Ma la questione non si è chiusa lì. Nell’aprile del 2024, due fratelli, G.I. e G.I., hanno contestato quella decisione sostenendo che la cappella fosse stata ereditata dal loro padre, a sua volta indicato come erede testamentario della fondatrice della sepoltura.

I due hanno quindi chiesto al Comune di annullare in autotutela la voltura già concessa.

 

Il no del Comune e il ricorso alla Regione

 

Il Comune ha respinto l’istanza nel giugno 2024. A quel punto i due fratelli hanno presentato ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana, contestando presunte violazioni del regolamento cimiteriale e delle norme sulla partecipazione amministrativa.

Nel procedimento si è costituito M.G., assistito dagli avvocati Girolamo Rubino e Rosario De Marco Capizzi, che hanno eccepito diversi profili di inammissibilità.

Secondo la difesa, i ricorrenti non avrebbero seguito correttamente le procedure previste dal regolamento comunale per il subentro e, soprattutto, avrebbero impugnato l’atto sbagliato: non la determina originaria che aveva disposto la voltura, ma il successivo rigetto della richiesta di autotutela.

Anche il Comune di Castelvetrano, difeso dall’avvocato Francesco Vasile, ha chiesto che il ricorso fosse dichiarato inammissibile.

 

La decisione del CGA

 

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa, con il parere n. 99/2026, ha accolto la tesi delle difese. Per i giudici amministrativi, infatti, i ricorrenti non hanno impugnato nei termini la determina dirigenziale che aveva realmente attribuito la titolarità della cappella a M.G.

Il CGA ha inoltre ribadito un principio consolidato: l’amministrazione non ha l’obbligo di pronunciarsi su richieste di autotutela relative ad atti ormai definitivi e non più impugnabili.

Sulla base di questo parere, il Presidente della Regione Siciliana ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando definitivamente la titolarità della cappella in capo a M.G.

Una vicenda che dimostra come, anche nelle dispute ereditarie che riguardano antiche cappelle di famiglia, il rispetto dei tempi e delle procedure amministrative possa diventare decisivo quanto — se non più — delle questioni di merito.