C’è il sigillo della Cassazione sulla condanna subita dal marsalese Francesco Liuzza, 47 anni, legale rappresentante della “Medita Holding Group srl”, per il reato continuato di omessa dichiarazione fiscale relativo alle annualità 2014, 2015 e 2016.
La Suprema Corte ha infatti respinto il ricorso presentato contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo, che il 12 giugno 2025 aveva confermato la decisione del Tribunale di Marsala.
Nel ricorso, la difesa di Liuzza, rappresentata dall’avvocato Francesca Frusteri, aveva sollevato due principali motivi di contestazione.
Il primo riguardava la prescrizione del reato. Il secondo puntava invece su un presunto “vizio di motivazione per manifesta illogicità ed erronea applicazione della norma penale incriminatrice”, sostenendo che la Corte d’Appello non avrebbe quantificato con precisione l’imposta evasa, verificando così il superamento delle soglie di punibilità previste dalla normativa vigente per ciascun anno contestato.
Secondo la difesa, inoltre, la sentenza impugnata “non avrebbe svolto un’adeguata valutazione degli elementi addotti”, tra cui documentazione contabile e dichiarazioni del consulente fiscale della società.
Particolare rilievo veniva attribuito anche alle successive comunicazioni Iva annuali e alle regolarizzazioni tardive, che secondo la linea difensiva avrebbero dovuto essere considerate rilevanti anche sotto il profilo dell’elemento psicologico del reato.
Argomentazioni che però non hanno convinto i giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione, che hanno respinto integralmente il ricorso, rendendo definitiva la condanna.