26/02/2018 00:05:00

Spese pazze all'Ars. I politici devono pagare circa un milione di euro

Gli ex capigruppo all'Ars dovranno pagare in totale circa un milione di euro per il caso delle "spese pazze". Il procuratore regionale della Corte dei Conti, Gianluca Albo, ha fatto, appunto, i conti nella sua relazione su uno dei casi che ha tenuto banco negli ultimi anni nella cronaca politica e giudiziaria regionale. 

Spesso le spese fatte con i soldi del gruppo erano per qualcosa di non proprio istituzionale, che nulla c'azzeccava con il funzionamento del gruppo, come bottiflie di champagne, regali, cravatte, borse, e altro. 

Dopo le indagini della procura di Palermo e i processi, finiti in molti casi con assoluzioni, ci sono state le inchiesta parallele della procura della Corte dei Conti. I giudici contabili hanno emesso condanne per la mala gestione delle risorse pubbliche con danni erariali per circa un milione di euro, in totale. Molte somme verranno recuperata poco a poco, con la rateizzazione.

Ci sono politici che devono risarcire somme elevate. Come l'ex Mpa Francesco Musotto, 589.595 euro. Rudy Maira, ex capogruppo dell'Udc e del Pid, condannato a versare 407 mila euro. Cateno De Luca, Forza del Sud, condannato a risarcire 13.204 euro. Paolo Ruggirello, ex capogruppo del Mps, deve restituire 11 mila euro. Cataldo Fiorenza, ex presidente del Gruppo misto, che deve risarcire 42 mila euro.L'ex capogruppo del Pd all'Ars Antonello Cracolici deve pagare 72 mila euro- Giulia Adamo, Pdl, è stata condannata a pagare 65.554 euro.

«I giudici di appello in linea con quanto ritenuto su queste fattispecie dalla Sezione di primo grado, hanno affermato il principio della sindacabilità delle spese per fini istituzionali laddove sia violato il principio di ragionevolezza», si legge nella relazione. «Non si mette ovviamente in discussione l’autonomia della funzione parlamentare ma la necessità che anche i deputati giustifichino le risorse a disposizione per evitare ciò che puntualmente i giudici di appello hanno descritto come “una erogazione a pioggia” che di fatto forniva ai deputati “una indennità aggiuntiva e non prevista dalle regole dell’Assemblea”», afferma Albo.