Assoluzioni Cantina “San Francesco”. Il giudice: “Non effettuati accertamenti bancari”
Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 27 novembre, il giudice monocratico Lorenzo Chiaramonte ha assolto dall’accusa di appropriazione indebita i marsalesi Silvia Luisa Montalto, di 51 anni, e Biagio Valenti, di 59, rispettivamente ex e attuale presidente della Cantina sociale “San Francesco”.
E quello che sorprende è che dalle motivazioni emerge che il giudice ha deciso di sentenziare le assoluzioni perché alla sua valutazione non sono stati posti, perché non effettuati, accertamenti sui conti correnti bancari dei due imputati, per i quali il pubblico ministero aveva invocato la condanna a un anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa).
In Tribunale, presidente ed ex presidente della Cantina “San Francesco” erano stati chiamati a difendersi per la “scomparsa” dal bilancio 2012, secondo l’accusa, di un milione e 680 mila euro. Questa, infatti, era la cifra contestata dalla Procura. L’indagine della Guardia di finanza era stata avviata a seguito di un esposto/denuncia presentato nel 2014 da 102 soci, che, stanchi di attendere il pagamento, più volte reclamato, dell’ultima quota delle spettanze per le uve ammassate nella vendemmia 2012, si sono rivolti a un legale, l’avvocato Pietro Saladino, che ha assistito quasi tutte le parti civili (73) insieme al collega Leonardo Laudicina. La contestazione più rilevante era mossa alla Montalto, presidente dal 30 gennaio 2007 al 7 agosto 2014. A lei si contestava, infatti, un’appropriazione di un milione e 321 mila euro. A Valenti, invece, si contestavano 359 mila euro. Denaro che secondo gli autori dell’esposto doveva essere distribuito ai soci viticoltori per l’ammasso delle uve della vendemmia 2012. Ma quei soldi i proprietari dei vigneti non l’hanno mai visto. Adesso, nelle motivazioni, il giudice Chiaramonte scrive: “Non vi è alcuna evidenza che possa consentire di affermare con certezza che la Montalto si sia appropriata di tali somme, in tutto o in parte, posto che si è trattato di un’indagine esclusivamente documentale che ha solo ipotizzato e non ha approfondito la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato, cosa che avrebbe potuto – e forse dovuto – essere fatta magari con degli accertamenti bancari sui conti correnti della Montalto. Considerazioni identiche vanno svolte per Valenti”.
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