Camera, Grillo fa saltare l'accordo Di Maio - Berlusconi. Adesso è stallo
Ieri nel Movimento Cinque Stelle stava per scoppiare la rivolta. A molti non è andato giù il tentativo di Di Maio di cercare un accordo con Berlusconi, ed è dovuto intervenire Beppe Grillo in persona per stopparlo. Morale: oggi si insedia la Camera dei Deputati e non si sa chi sarà il presidente, perchè è saltato tutto. Facciamo un rapido riassunto della situazione.
Salvini non ha ancora la forza per spaccare il centro-destra e abbandonare Forza Italia al suo destino. Se andasse a fare maggioranza da solo con il Movimento 5 stelle, si troverebbe schiacciato dalla forza dei grillini: il loro 32% (36% in termini di parlamentari eletti) contro il suo 17%.
Berlusconi ha riconosciuto a Salvini il diritto di prendersi Palazzo Chigi col sostegno di tutto il centro-destra. Ma non quello di guidare la coalizione, di cui vuol essere ancora il leader o per lo meno il punto di riferimento. E in ogni caso: concesso che il presidente della camera debba essere un grillino e che il presidente del consiglio sia il capo della Lega, il presidente del senato deve - a parer suo - essere un esponente di Forza Italia. Il nome, non negoziabile, è quello di Paolo Romani. Per certificare questo accordo Berlusconi pretende di incontrare personalmente Di Maio. Salvini, per quanto precisato al punto Uno, non può che far sua questa posizione e rappresentarla al capo politico dei grillini.
Nel corso della giornata di ieri s’è fatto vivo, con un virgolettato recapitato ai vertici del movimento, Beppe Grillo. «Ma come, io mi sono fatto i comizi in giro per l’Italia dicendo che Renzi ha resuscitato Berlusconi e ora lo resuscitiamo noi? Non è possibile, dobbiamo dire no. Mai con la mummia, mai con lo psiconano». Esiste anche una fronda interna al M5s: venti-venticinque parlamentari pentastellati si dichiarano pronti a spaccare il partito se Di Maio legittimerà Berlusconi accettando di incontrarlo. Romani, peraltro, condannato in via definitiva per peculato, è, per i princìpi del movimento, invotabile. Dal M5s esce questa dichiarazione: «Il leader del centrodestra è Salvini, siamo disposti ad incontrarlo. Non legittimeremo Berlusconi e non siamo disposti a un Nazareno-bis». Tra quelli che sparano ad alzo zero contro la possibilità anche di un semplice incontro Di Maio-Berlusconi ci sono quelli del Fatto (a Marco Travaglio s’è aggiunto stamattina Massimo Fini).
L’allusione a un Nazareno-bis si riferisce anche al ruolo che, improvvisamente, potrebbero giocare quelli del Pd: con l’appoggio del M5s, da ricambiare alla camera, potrebbero eleggere presidente del senato uno dei loro, per esempio Luigi Zanda (Di Maio gliel’ha offerto); un nuovo patto del Nazareno - cioè un’intesa col centro-destra - potrebbe invece consegnare la presidenza della camera a Franceschini. Salvini è contrario a un’intesa col Pd, ma certo se questa certificasse il tramonto definitivo di Renzi... Del resto anche Renzi è contrario a qualunque intesa con chiunque. Lo ha ribadito ieri, nella sua e-news: «Hanno vinto loro, tocca a loro. Noi faremo opposizione intelligente».
’insieme di questi veti ha vanificato tutte le riunioni di ieri, compresa quella dei capigruppo convocata per ieri sera in extremis da Di Maio nella sala Tatarella di Montecitorio e durata appena un’ora: sono andati tutti (per il centro-destra Brunetta e Romani), ma ciascuno è rimasto rigido sulle posizioni sue. Nelle prime votazioni di oggi alla camera e al senato, il centrodestra metterà nell’urna una scheda bianca e il Pd pure. Domani, quando il quorum al senato si abbasserà, il centro-destra dovrebbe far emergere il nome di Paolo Romani da portare al ballottaggio e far vincere. Questo se non interverranno intese diverse. Alla camera, per consegnare la presidenza a Roberto Fico, Di Maio ha bisogno del 50%+1 dei consensi. Con le incognite del voto segreto potrebbe restare completamente a bocca asciutta.
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