08/04/2018 06:00:00

Sicilia, il gran pasticcio dei portaborse all'Ars

 Che pasticcio questa Regione Siciliana. Potrebbe essere il titolo di un romanzo ma si scontra con la realtà di un plotone di portaborse e collaboratori che, sotto la sigla D6, sono stati assunti dai parlamentari.


Ci sono tutti, dai figli di noti politici ai trombati alle regionali.
Un'operazione, economica, questa che ha allarmato la Corte dei Conti e che ha bloccato tutto.
Non si può procedere ad alcuna assunzione se non c'è la reale necessità di una certa figura nel gruppo parlamentare di riferimento.


Non si tratta, infatti, di personale che deve sopperire a delle mancanze ma che si aggiunge ai già stabilizzati: una ottantina.
In considerazione del fatto che i deputati regionali sono settanta c'è una sproporzione enorme che grava sulle casse del danaro pubblico, oltre 4 milioni di euro.
A pagare questi signori sono i contribuenti siciliani.
Tensione altissima, tanto da far dimettere la capogruppo dell'UDC all'ARS, Margherita La Rocca Ruvolo.


La deputata si è rifiutata di firmare i contratti di assunzione presentati dai parlamentari del suo gruppo. Secondo la Ruvolo sono figure di cui si può fare a meno, non c'è necessità di sprecare danaro pubblico. Gianfranco Miccichè, presidente dell'ARS, è pronto a cambiare tutto , già da lunedì. Preoccupato per i conti della Regione ma anche per le assunzioni che stanno gettando la Sicilia nuovamente nel baratro delle polemiche che rimbalzano in tutti i tg nazionali.


Il presidente dell'Aula parla di contratti inauditi e dalla sua pagina Facebook minaccia: “Da lunedì metterò mano a una riforma radicale di tutto questo sistema che ha ben tre bacini di precari: gli stabilizzati, i cosiddetti portaborse e i collaboratori previsti dal decreto Monti che destina 58 mila euro ad ogni singolo parlamentare per circondarsi di ulteriori esperti. Così non può andare. Questo sistema deve essere cambiato".
Giancarlo Cancelleri è di idea contraria, per il Movimento Cinque Stelle ci sono circa ventuno contrattualizzati ma sottolinea che "sono tutti con un degno curriculum, nessuno con la terza media", smentendo le voci secondo cui i grillini avessero nel loro staff persone non qualificate.


Ma chi sono questi collaboratori?
Il Partito Democratico fa tutto in casa: Peppe Di Cristina da Caltanissetta raggiunge le stanze palermitane, è il genero dell'ex parlamentare gelese Lillo Speziale; c'è anche Fabio Roccuzzo, ex candidato a Caltagirone; il castelvetranese Pasquale Calamia, ex consigliere comunale, chiamato a Palermo da Baldo Gucciardi.
Diventerà Bellissima ha attinto dal Parco delle Madonie, c'è infatti Angelo Pizzuto ex presidente del Parco; c'è anche Eduardo De Filippis figlio di uno stabilizzato, quando si dice che la carriera non si eredita, si tramanda.


Per Forza Italia c'è Federica Tantillo, figlia di Giulio forzista della prima ora; Giuseppe Scelfo collaboratore di Francesco Scoma.
Tra i collaboratori dei pentastellati ci sono anche gli ex deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio.
Gli staff sembrano arricchirsi di numeri e costi: ogni deputato può assumere un portaborse al costo mensile di 3.180 euro; il consiglio di presidenza ha attualmente 40 collaboratori ma il numero è destinato a crescere.
Non c'è da meravigliarsi quando l'elettore in cabina elettorale decide di sovvertire il sistema bocciando sonoramente i partiti.
Ci si difende sostenendo che queste assunzioni sono previste, quindi consentite dalla legge, ma l'indicazione della magistratura contabile è chiara.


A questo popolo di collaboratori si aggiungono quattro comandati: due vanno alla presidenza dell'ARS, così voluto da Miccichè, si tratta di Daniela Accurso Tagano e di Mauro Marcello Di Vita.
Marco Nanì è stato chiamato da Giorgio Assenza; in comando arriva anche Giuseppa Bonanno voluta dal deputato Emanuele Di Pasquale.
I comandati sono dipendenti di enti pubblici che vengono presi in carico dalla Regione e da questa pagati.