Ecco il "contratto" per il governo tra Lega e Cinque Stelle
L 'accordo di governo prende forma. "Contratto per il governo del cambiamento". E' il titolo dell'intesa sulla quale Movimento 5 Stelle e Lega stanno lavorando per chiudere il capitolo relativo al programma di governo. La bozza si articola in 19 punti ed è lunga 26 pagine. Sopra al titolo del contratto ci sono i simboli delle due forze politiche.
"La trattativa sul contratto di governo va avanti, anche perché l'obiettivo è portare i migliori risultati per i cittadini italiani", ha detto Di Maio arrivando a Milano per incontrare il segretario della Lega Matteo Salvini al Pirellone, sede del nuovo tavolo M5S-Lega per la stesura del contratto di governo.
A proposito dell'incontro che si è svolto ieri a Roma con la controparte leghista, in un post pubblicato sul Blog delle Stelle Di Maio oggi parla di "notevoli passi avanti: "Abbiamo trovato ampie convergenze sui temi che stanno a cuore agli italiani: reddito di cittadinanza, flat tax, lotta al business dell'immigrazione, abolizione della legge Fornero, conflitto di interessi", scrive il capo politico pentastellato.
Avanti su tutto, ma per gradi. Reddito di cittadinanza, flat tax e pensioni sono tre punti contenuti nell’accordo che dovrebbe portare al governo di Lega e Movimento 5 Stelle. Sono proposte molto ambiziose, che se attuate tutte insieme e subito nella loro interezza potrebbero risultare insostenibili per le casse pubbliche. Anche per questo su ciascuno dei tre capitoli si lavora per trovare, al di là degli slogan e delle formule generiche contenute nell’accordo, percorsi che le rendano più realistiche, magari con un’attuazione progressiva, per tappe successive.
Abolire la riforma Fornero? L’accordo tra Movimento 5 Stelle e Lega potrebbe portare a un intervento sulle pensioni sì robusto ma comunque mirato. L’ipotesi è quota 100, cioè la possibilità di lasciare il lavoro quando a fare 100 è la somma tra età della persona e anni di contributi versati. Nel dettaglio sarebbero necessari almeno 64 anni di età, contro i 66 e 7 mesi di adesso e i 67 a partire dal 2019, e almeno 36 anni di contributi.
Con la possibilità di utilizzare al massimo due anni di contributi figurativi, quelli non versati effettivamente ma comunque riconosciuti, ad esempio per il servizio militare o durante la disoccupazione. Resterebbero fuori dal tetto dei due anni, invece, i contributi figurativi accreditati durante la maternità.
In alternativa sarebbe possibile lasciare il lavoro con almeno 41 anni e sei mesi di contributi, anche in questo caso con un tetto di due anni per quelli figurativi. Resta da sciogliere il nodo dell’adeguamento dell’età della pensione alla speranza di vita, proprio il meccanismo che nel 2019 porterà a 67 l’età per il pensionamento standard. Il Movimento 5 Stelle vuole cancellarlo, la Lega no.
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