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10/10/2018 09:23:00

Le critiche di Bankitalia e Fmi sulla manovra

La Banca d’Italia avverte che il Def così com’è annunciato «pesa su famiglie e risparmio» e chiede di non tornare indietro sulle pensioni. Stizzita la reazione di Di Maio: «Se vuole la Fornero, Bankitalia si candidi».

Contemporaneamente il Fondo monetario internazionale ha fatto sapere che l’abolizione delle riforme della Fornero e del Jobs act potrebbero danneggiare l’Italia e ha rivisto al ribasso le stime di crescita: il Pil salirà dell’1,2% nel 2018 e dell’1,0% nel 2019, dopo il +1,5% del 2017.

Per la Corte poi il Def «non è rassicurante sul debito». Infine, l’Ufficio parlamentare di Bilancio ha negato la «validazione» del programma posto dal governo alla base della Nota di aggiornamento al Def. Motivo: le previsioni di crescita alla base della manovra sono «troppo ottimistiche», e ci sono «forti rischi al ribasso» per la congiuntura debole e le «turbolenze finanziarie». È la prima bocciatura ufficiale del documento governativo.

«L’invito del vicepremier Di Maio alla Banca d’Italia affinché “si presenti alle elezioni” se vuole difendere la legge Fornero, è un salto nel surreale. Si tratta di un punto di vista rigido quanto semplice: tutto si risolve nella ricerca e nella conquista del consenso popolare. Per cui la maggioranza ha sempre ragione in quanto votata dagli elettori e la Banca centrale ha torto – o meglio, non è legittimata – perché è un organismo di tecnocrati nominati o frutto di una carriera interna. L’episodio ricorda un aneddoto della Cuba di Fidel Castro, poco dopo la vittoria dei rivoluzionari. Si doveva scegliere il governatore della Banca nazionale e il leader chiese ai suoi compagni d’avventura: “Chi di voi è economista?”. Guevara – lo raccontava lui stesso con una certa autoironia – capì “chi di voi è comunista?” e alzò la mano. Fu subito nominato e l’esperienza, peraltro breve, non fu memorabile» scrive Stefano Folli su Repubblica. 

 «Se ci sfugge lo spread la manovra deve cambiare» ha detto il ministro degli Affari europei Paolo Savona a Porta a porta alludendo al rischio che arrivi alla temuta quota 400.

In realtà la dichiarazione di Savona è in netto contrasto con quanto da giorni vanno dicendo i due vicepremier Salvini e Di Maio, secondo i quali non saranno né lo spread né i moniti dell’Europa a far cambiare la rotta alla legge di bilancio. «Chiederemo aiuto agli italiani» aveva detto poche ore prima Salvini alludendo a un acquisto dei titoli di stato; Di Maio gli aveva fatto eco dicendo che «la crisi di 7 o 8 banche non ci farà cambiare idea». «Nel Movimento sospettano addirittura sia giunta al Colle una sorta di “contro-manovra” di Banca d’Italia, scritta in rito ortodosso e molto simile a quella che Tria tiene nel suo cassetto. Ecco spiegato il surplus polemico del capo di M5S verso i vertici di via Nazionale» scrive il Corriere della Sera. 


Da registrare il litigio fra Tria e Brunetta al termine dell’audizione del ministro davanti alle commissioni parlamentari riunite. Il deputato di Forza Italia ha chiesto al titolare dell’Economia cosa succederebbe se lo spread toccasse quota 400 punti e Tria ha replicato scaldandosi «Non rispondo su un’ipotesi», continuando per diversi minuti la sua argomentazione mentre il leghista Claudio Borghi gli spegneva il microfono.


Secondo Il Giornale, Di Maio sarebbe pronto a licenziare Tria e a sostituirlo con Andrea Roventini, professore associato alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, attualmente in trasferta come ricercatore provvisorio all'Università Sorbonne. Lunedì sera, a Otto e mezzo, Roventini ha detto: «Stare chiuso in un ufficio a scrivere articoli senza mettere in pratica le proprie idee non è quello a cui penso», e alla domanda della Gruber: «C'è la possibilità che lei sia chiamato a fare il ministro se Tria si dimette?» ha risposto: «Vediamo gli sviluppi». Roventini è un forte del reddito di cittadinanza, da finanziare con patrimoniali, e un nemico dichiarato della flat tax.