Marsala, le rapine da D'Angelo e Mistretta. La perizia non dà certezza sui malviventi
Non c’è ancora alcuna certezza assoluta sull’identità degli autori di due clamorose rapine commesse nel centro storico di Marsala alla fine del 2015. Quella del 19 novembre, ai danni del gioielliere Saverio D’Angelo, che nella colluttazione riportò la lussazione della mandibola, e poi l’altra, il 17 dicembre, che vide vittima Antonio Mistretta, titolare di uno dei principali negozi di mobili della città, che nel suo negozio di via Biagio Di Pietra, fu pestato a sangue.
Calci e pugni al volto e persino tagli, con un lungo coltello, a una mano e all’addome. Entrambe le vittime sono già state ascoltate in aula. Accusati di essere gli autori di quelle due rapine, alla sbarra, in Tribunale (presidente del collegio: Vito Marcello Saladino), sono i pregiudicati marsalesi Giovanni Parrinello, di 36 anni, e Andrea Nizza, di 30, entrambi arrestati sulla base delle indagini svolte dalla polizia.
La difesa, però, ha sempre contestato le conclusioni degli investigatori. E per questo motivo, il Tribunale, alcuni mesi fa, ha nominato come periti due sottufficiali del Ris dei carabinieri di Messina. Incaricandoli di esaminare le immagini di alcune telecamere del centro storico in prossimità degli esercizi commerciali presi di mira dai rapinatori che avrebbero potuto riprendere i malviventi. E in particolare di stabilirne l’altezza, visto che in faccia non si vedono. Adesso, in aula, gli esperti del Ris hanno detto che l’altezza dei soggetti ripresi è “compatibile” con quella dei due imputati, ma con un’approssimazione di 5 centimetri. E questo, per gli avvocati difensori Francesca Frusteri (subentrata a Giacomo Frazzitta) e Luigi Pipitone, è sufficiente per affermare che non vi è alcuna certezza sull’identità dei due rapinatori. Sia gli imputati che i soggetti inquadrati dalle telecamere sono alti intorno al metro e 70. Ma questa è un’altezza comune a decine di migliaia di persone. Quindi, è chiaro che non può essere elemento identificativo.
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