Centri dialisi in Sicilia. Vertenza Diaverum, strappo con Cgil
“Il tavolo di confronto si sposti presso la Direzione regionale del Lavoro”. La Fp Cgil Sicilia, non gradendo l’atteggiamento della società, ha deciso di rimettere tutto in discussione.
La vertenza riguarda “Diaverum Italia” che, nel territorio regionale, gestisce in convenzione 18 centri di dialisi e assiste 1250 pazienti. La rottura del dilago sindacale si è consumato al quarto incontro, quando tutto sembrava orientato verso un accordo condiviso, secondo il quale il licenziamento avrebbe dovuto colpire solo gli operatori disposti ad accettare il provvedimento dietro riconoscimento dell’incentivazione all’esodo, mentre per gli altri esuberi si sarebbe fatto fronte con la riduzione dell’orario di lavoro e con i trasferimenti. “Ma è proprio su questo terreno che è arrivato lo strappo – affermano i rappresentanti della Fp Cgil, Clara Crocè, segretaria regionale, ed Enzo Maggiore, segretario della sede di Caltagirone – la nostra Organizzazione ha deciso di non prestare il fianco ad una strategia strumentale della società, la quale, venendo meno alle indicazioni emerse nei precedenti incontri, ha voluto scaricare sulle sigle sindacali la responsabilità e l’onere di raccogliere e sottoscrivere le dichiarazioni di quegli operatori decisi a subire le condizioni restrittive pur di non perdere il posto di lavoro. Noi siamo stati chiari e lineari – puntualizzano Crocè e Maggiore – dovrà essere Diaverum Italia ad interpellare direttamente i dipendenti dei centri di dialisi di Augusta, Barcellona Pozzo di Gotto, Nissoria, Riesi, Palagonia e Troina per acquisire gli elementi indispensabili, necessari a definire la nuova organizzazione di lavoro ipotizzata. E’ evidente che il contesto delineatosi non fa dormire sonni tranquilli a nessuno, ecco perché – concludono i due rappresentanti della Fp Cgil – auspichiamo che Assessorato alla Salute decida di intervenire al tavolo regionale, considerato che l’esodo dei dipendenti e la riduzione dell’orario di lavoro rappresentano un palliativo che certamente non fermerà la crisi aziendale”.
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