Processo d’appello per duplice omicidio a Marsala. Difesa: “Assolvere i cugini Centonze”
“La prova scientifica deve prevalere su quella formata con le dichiarazioni dei testi ascoltati in aula o dagli inquirenti”. E’ quanto afferma l’avvocato Diego Tranchida, uno dei difensori (insieme a Massimiliano Tranchida, Luigi Pipitone, il palermitano Raffaele Bonsignore e il fiorentino Luca Cianferoni) nel processo di secondo grado ai cugini marsalesi Pietro e Domenico Centonze, di 49 e 43 anni, che il 16 settembre 2016 furono condannati, con rito abbreviato, a 20 anni di carcere dal gup Francesco Parrinello per duplice omicidio. S
econdo l’accusa, i cugini Centonze sarebbero gli autori dell’omicidio dei tunisini Rafik El Mabrouk e Alì Essid, di 31 e 34 anni, uccisi con due colpi di fucile, la notte del 3 giugno 2015, in contrada Samperi.
Le due vittime viaggiavano su un ciclomotore. Dopo la convalida dell’arresto di Domenico Centonze (luglio 2015), gli inquirenti (Procura e carabinieri di Marsala) spiegarono che due indizi segnarono la svolta nelle indagini: il ritrovamento nelle tasche dei pantaloni di uno degli uccisi dei biglietti d’ingresso di un night club di Mazara (“Las Vegas”) e uno squillo, verso l’una e mezza di notte, al telefonino di El Mabrouk fatto da una ballerina romena che era nel locale dove i due nordafricani avrebbero trascorso le loro ultime ore di vita. E dall’indagine emerse che proprio quella notte, all’interno del night, El Mabrouk ebbe un violento diverbio con Domenico Centonze, che nel locale sarebbe arrivato proprio in compagnia di quella ballerina. I Centonze, insomma, avrebbero ucciso i due tunisini per gelosia. Una tesi sempre contestata dalla difesa, che chiede l’assoluzione “alla luce delle nuove acquisizioni probatorie” seguite alla riapertura dell'istruttoria. “Infatti – afferma l’avvocato Diego Tranchida - le video registrazioni dei Ros trasfuse dal processo Visir, e pure le consulenze tecniche della difesa, con l'individuazione delle celle agganciate dai contatti telefonici e dei percorsi effettuati dagli imputati con la tempistica accertata, chiariscono che appare del tutto incompatibile la presenza degli stessi sul luogo del delitto durante quella notte e in quell'orario secondo quanto accertato dal medico legale. Pertanto, l'impianto accusatorio della sentenza di primo grado, costituito principalmente dalle dichiarazioni della ballerina, non regge più a fronte di tale nuove emergenze tecniche ora acquisite al processo. Non sono stati i cugini Centonze a uccidere i due tunisini. All’orario dell’omicidio, intorno alle 3 di notte, non erano nella zona di Samperi, ma nelle loro abitazioni. Pertanto, chiediamo l’assoluzione”. La Corte d’appello di Palermo dovrebbe emettere la sentenza verso la metà di novembre.
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