Marsala, il Baluardo Velasco abbandonato e senza prospettive di riqualificazione. Le foto
E' passato poco più di un anno dal 24 giugno del 2017 e del Baluardo Velasco, meglio conosciuto come il Bastione di via Bottino, resta solo una storia triste. Uno spazio urbano che ha trovato una sua riqualificazione per pochi mesi, una associazione, Pachamama Factory, ne aveva chiesto e ottenuto l'assegnazione per un anno, mediante la stipula di una convenzione con il Comune.
La convenzione, come ci fanno sapere dagli uffici è scaduta da pochi mesi, l'associazione non ha chiesto il rinnovo e il luogo è stato completamente abbandonato al suo inesorabile declino. Quello che doveva essere un orto urbano è diventato un manto di sterpaglia, con spazzatura abbandonata, sedie e pedane ad adornare il luogo, come se si aspettasse una nuova primavera.
Quel luogo, durante la gestione dell'associazione no profit Pachamama, è stato più volte vandalizzato. I volontari si erano scoraggiati, qualche dissidio, poi, al loro interno ha fatto tirare definitivamente i remi in barca. La responsabilità adesso è solo dell'Amministrazione Comunale, che al momento non ha un progetto di riqualificazione del luogo, nemmeno una manifestazione di interesse per verificare se altre associazioni sono interessate a curare il Bastione in maniera continuativa e costante. Doveva essere un giardino nascosto, un luogo del ristoro dei sensi con un percorso educativo e di sensibilizzazione, invece è tornato all'incuria di sempre.
E' facile accedervi, lo abbiamo fatto scostando il cancello, è aperto. La puzza di urina, già dai primi scalini, non fa presagire nulla di buono. Ci avevano avvertito molti cittadini: la notte i ragazzi, che hanno bevuto qualche birra di troppo, vi fanno accesso e lo utilizzano per i loro bisogni fisiologici. La sterpaglia è molto alta, ci sono dei cuscini maleodoranti, inzuppati di acqua. Lì vi ha partorito una cagnolina, lei e i suoi cuccioli sono stati adottati.
E' questa l'unica notizia buona del Baluardo Velasco della via Bottino. L'orto urbano doveva essere un esempio di cittadinanza attiva, copiato dalle realtà del nord Europa, dove l'ambiente viene davvero rispettato e tutelato.
Eppure durante l'inaugurazione del giugno scorso l'Amministrazione era tutta presente, pronta a tagliare il nastro. La convenzione è scaduta, l'associazione non è interessata evidentemente al proseguo della cura di quel posto, che loro stessi hanno chiesto in affidamento, e non c'è alcun tipo di progetto di riqualificazione. E allora andiamoci in ordine, gli assessorati interessati sono tre: il Verde pubblico, la cui delega è ancora in capo al sindaco, Alberto Di Girolamo; il Patrimonio, delega in capo all'assessore Salvatore Accardi; Decoro urbano, delega in capo all'assessore Rino Passalacqua.
L'Italia è piena di giardini collettivi o orti urbani, peraltro anche i giardini condivisi sono esempi di buona pratica di community.
E allora è importante capire in che direzione si sta andando, se c'è una chiara volontà di coltivare la cultura del verde e in che modo.
L'orto urbano è uno spazio dove socializzare e condividere esperienze, dove i ragazzi possono sperimentare l'uso della terra e le biodiversità, restituendo bellezza alla città. Il recupero di spazi pubblici per fini sociali potrebbe migliorare il paesaggio urbano, stimolando il senso di appartenenza alla comunità. Quello che abbiamo trovato nello spazio sopraelevato del Baluardo Velasco ci ha spiazzato, uno spazio urbano che racconta come manchi in città la cultura etica del rispetto dell'ambiente.
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