Strage di Alcamo Marina, Gulotta cita in giudizio l'Arma dei Carabinieri e lo Stato
Giuseppe Gulotta ha citato per danni il ministero della Difesa e nello specifico l’Arma dei carabinieri, l’istituzione più amata dagli italiani. L'uomo chiede un risarcimento di 36 milioni. A gennaio del 1976, allora diciottenne, venne arrestato come uno dei componenti del commando che eseguì la Strage di Alcamo Marina in cui fuorno trucidati in una casermetta dei carabinieri, l’appuntato Salvatore Falcetta e il carabiniere Carmine Apuzzo.
Gulotta è stato chiuso in carcere per oltre 22 anni da innocente, come sancito nei vari gradi dei processi di revisione e con sentenze passate in giudicato. Oltre all'Arma, Gulotta, assistito dai legali Saro Lauria e Pardo Cellini, ha citato anche il ministero dell’Interno, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Economia e finanze e tre carabinieri, da tempo in pensione, Giovanni Provenzano, residente a Palermo, Giuseppe Scibilia, residente a San Pier Niceto, Messina, e Fiorino Pignatella, residente a Lecce. Per i tre è scattata la prescrizione per il reati di sequestro di persona e lesioni gravissime.
L’inizio del processo è stato fissato per il prossimo 13 giugno davanti ai giudici del tribunale civile di Firenze. Un atto di citazione di quaranta pagine in cui racconta il suo calvario per una vicenda che gli cambiò la vita. I processi di revisione sono stati celebrati dopo le indagini scaturite dalle rivelazioni nel 2008 dell’ex brigadiere dei carabinieri Renato Olino, presente nella casermetta di contrada Sirignano, quella notte del febbraio del 1976, quando sotto tortura Giuseppe Gulotta, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, stremati per la scariche elettriche subite e per essere stati costretti con la forza ad ingurgitare acqua e sale, confessarono quel duplice omicidio, che non avevano mai commesso. Gulotta venne condannato all’ergastolo il 19 settembre del 1990.
Fu definitivamente scagionato da tutte le accuse nel marzo di tre anni fa durante il processo di revisione celebrato davanti ai giudici della Corte d’assise d’appello di Catania. Gulotta ha già ricevuto dallo Stato il risarcimento di sei milioni e mezzo di euro «a causa dell’errore giudiziario e per l’ingiusta detenzione»
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