25/02/2019 06:00:00

Birgi, la continuità territoriale è un palliativo. Fusione con Palermo o polo regionale?

Si è tornato a parlare di aeroporto di Birgi nei giorni scorsi a Trapani, nel corso di un vertice promosso dal sindaco Giacomo Tranchida che si è tenuto al palazzo della Provincia, dove si sono incontrati l’assessore regionale ai Trasporti, Marco Falcone, i sindaci trapanesi, le parti sociali, gli operatori turistici, il presidente di Airgest Paolo Angius e il commissario del libero consorzio di Trapani Raimondo Cerami.

Tra le novità di cui si è discusso ci sono anche i 52 milioni di euro previsti per la continuità territoriale per gli aeroporti di Trapani e Comiso, risorsa che però è vista da molti come un palliativo e non come una soluzione al problema. Vediamo cosa hanno detto i protagonisti del vertice:

“Il governo regionale ha voluto ascoltare tutte le parti - le parole dell’assessore Falcone - dai sindaci, agli operatori economici, ai vertici dell’aeroporto. Abbiamo ascoltato perplessità e incoraggiamenti, e alla fine abbiamo detto che è giusto che il territorio possa prospettare al governo regionale una soluzione. Noi siamo pronti per dare il nostro apporto e il nostro sostegno finanziario. Lo abbiamo già fatto con la ricapitalizzazione di Airgest, lo stiamo facendo con il co-marketing, lo vogliamo fare con la continuità territoriale. Siamo pronti anche ad investire nelle infrastrutture, ma è il territorio che deve dirci qual è il miglior percorso da intraprendere. Il 26 febbraio quando a Palazzo D’Orleans Musumeci ospiterà i rappresentanti del ministero - continua Falcone -  per definire la questione della continuità territoriale, riteniamo di trovare una soluzione che avrà delle sicure ricadute positive per il territorio trapanese. Noi possiamo mettere in campo risorse finanziarie, poi deve essere il territorio a dare delle soluzioni. Se in questo senso non riescono, siamo pronti a stare vicini”.

Per il commissario straordinario del Libero Coonsorzio, Raimondo Cerami, la continuità territoriale è una misura che serve a non fare isolare le popolazioni, ma non a rilanciare il turismo.

Tra quelli che hanno subito detto che la continuità territoriale non serve un granché c'è proprio il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida: “L’investimento per la continuità territoriale non aiuta a risolvere la crisi turistica e tra l’altro avendo vicino l’aeroporto di Palermo dobbiamo scegliere tratte che non hanno alcun appeal per il ritorno turistico. Lo sforzo, ora, deve essere quello di capire assieme alla Regione se possiamo inventarci un qualcosa per utilizzare al meglio queste risorse pubbliche per renderle produttive".

Presente alla riunione, in rappresentanza del sindaco di Marsala, Alberto Di Girolamo, il vicesindaco Agostino Licari che ha usato parole abbastanza dure nei confronti della Regione: “La continuità territoriale è un palliativo, non serve e si rischia un’ennesima presa in giro per i cittadini. Purtroppo fanno riferimento a rotte territoriali che non producono turismo. Marsala è stata lasciata da sola dalla Regione, e il sindaco di Marsala si è preso sulle sue spalle un peso per sopperire alle mancanze di chi doveva operare. Il nostro territorio ha bisogno di altro, di una strategia comune. La contrapposizione tra Trapani e Palermo che sta fagocitando il nostro aeroporto non serve, la contrapposizione tra Palermo e Catania non serve. Bisogna far sì che gli aeroporti siano in unicum regionale, dove bisogna recuperare i turisti e distribuirli sul territorio in maniera strategica, non in contrapposizione ma in sinergia tra i quattro nostri aeroporti: Trapani, Palermo, Catania e Comiso”.

Anche per il presidente di Airgest, Paolo Angius, la continuità territoriale per Trapani è molto limitata: "Siamo molto vicini a Palermo che copre già tante rotte importanti e purtroppo il novero delle rotte per cui si potrà volare da e per Trapani risulta piuttosto limitato. Ovviamente in un periodo di crisi come questo, è un aiuto concreto sia per la cittadinanza trapanese sia per essere un ulteriore aiuto all’economia del turismo – afferma Angius - . L’aeroporto di Trapani non ha la possibilità di fare un nuovo bando e non possiamo perdere altri sei mesi. Grazie al sindaco Di Girolamo, Marsala è la stazione appaltante, e tra l’altro ci hanno confermato che si è ormai pronti a partire e si spera che nel mese di marzo si possa iniziare e avere già i risultati per aprile. E’ fondamentale avere il risultato di questa gara, perché sulla base dei lotti assegnati e non l’aeroporto potrà fare ulteriori valutazioni economico-finanziarie che poi sono quelle che poi comandano la possibilità di avere ulteriori traffico e voli".

Angius si è soffermato anche sulla possibile fusione con l’aeroporto di Palermo, ma ha lasciato spazio anche ad un possibile accordo con Catania. Queste le sue parole: “E’ evidente che se ci fosse una fusione societaria con Palermo sarebbe la via maestra che consentirebbe a Trapani di strutturarsi per i prossimi venti anni e non due. Sarebbe ancora meglio se si parlasse di un polo aeroportuale siciliano. Ho proposto di fare come si sta facendo in altre regioni d’Italia, fare degli “accordi d’area” che permetterebbero di avere una parte del traffico veicolato su Palermo a Trapani. Questa potrebbe essere una delle tante soluzioni, anche provvisorie, che ci potrebbe consentire di avere un traffico “decoroso” attorno ad un milione di passeggeri, fin quando non ci sarà una ristrutturazione".

"Purtroppo Trapani per riuscire a riprendere il vecchio passo,  - continua Angius - deve sfruttare questi pannicelli caldi che portano traffico e sostanza. Però si deve pensare ad una nuova struttura Airgest, con una fusione con Palermo e perché no, si potrebbe guardare anche dall’altra parte della Sicilia. Noi dobbiamo avere una società solida e florida che ci consenta di utilizzare gli strumenti che la legge permette, per fare accordi con le compagnie che ci portano passeggeri. Diversamente, l’altra soluzione è che il governo nazionale dovrebbe pensare ad una riformulazione del quadro normativo degli aeroporti minori. Quello nuovo che si sta creando sembra ancora più gravoso per gli aeroporti minori. Dunque, Airgest deve trovare necessariamente un partner, altrimenti - conclude Angius - non ci saranno alternative che consentiranno di ripartire per come questo territorio  merita”.
 



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