01/05/2019 06:00:00

Marsala, il caso dell'associazione antiracket "La verità vive" arriva alle Iene

La vicenda dell’associazione antiracket di Marsala sollevata dalle inchieste di tp24.it arriva alla ribalta nazionale grazie alle telecamere della trasmissione “Le Iene”.

Filippo Roma nelle settimane scorse è stato a Marsala, per occuparsi dell’associazione “La Verità Vive”, il cui dominus è l’avvocato Giuseppe Gandolfo.

Lo scopo principale di un’associazione antiracket dovrebbe essere l’assistenza e l’incoraggiamento delle vittime del racket a denunciare il pizzo, ma quella marsalese si distingue per tutt’altro. Il motivo per cui l’Associazione Antiracket è diventato un caso in Italia è: la costituzione in serie di parte civile in processi che non hanno a che fare non solo con il racket, ma nemmeno con Marsala.

A questa attività ipertrofica, non si accompagna, però, alcuna reale attività di contrasto ai fenomeni dell’usura o del racket sul territorio (nessun commerciante o imprenditore è stato mai seguito dall’associazione dalla denuncia al processo, come invece avviene in altre realtà).

L’associazione “La verità vive” ha trasformato la lotta alla mafia in una vera e propria attività economica. Questa attività di costituzione di parte civile è talmente consistente ed estesa che Manfredi Borsellino, figlio di Paolo Borsellino, ha diffidato l’associazione antiracket dal continuare a utilizzare indebitamente il nome del padre.

L’associazione fino a qualche tempo fa si chiamava appunto “Associazione antimafia Paolo Borsellino”. Ma a quel punto a Gandolfo viene un’altra idea e propone come presidente dell’associazione Piera Aiello, testimone di giustizia e oggi deputata del M5S. Il nuovo nome diventa “La verità vive”, la frase scritta sulla lapide di Rita Atria.

Rispetto a Paolo Borsellino, è difficile fare cattive figure, anche perché la presidente dell’Associazione è cognata di Rita Atria. La Aiello, però, per motivi mai realmente chiariti, qualche mese fa si è dimessa da presidente dell’associazione. Così ha risposto a Filippo Roma: “Io non ho mai avuto una lira. Ho dato le dimissioni: siccome non faceva nulla sono uscita”.

Una lira non l’ha mai avuta Piera Aiello, ma non l’associazione che, costituendosi costantemente parte civile in tutti processi per mafia in Italia chiede e riceve soldi come risarcimento danni, e dai bilanci si evince che gran parte di quei fondi servono per pagare le parcelle al professionista che la rappresenta nei processi. Professionista che è, manco a dirlo, lo stesso Gandolfo.

Filippo Roma, come potete vedere nel video, ha incontrato l’avvocato Gandolfo, che candidamente afferma: “Mi rendo conto che uno si pone il dubbio”, ma quando il cronista gli fa notare l’entità dei bilanci e delle spese per il legale, Gandolfo si lamenta delle tasse che si pagano su quegli introiti, mentre pur affermando di poter provare, documenti alla mano, che l’associazione ha assistito alcune vittime del racket, tuttavia non è disponibile a farlo in quel momento perché impegnato. Qui sotto potete vedere il servizio completo delle Iene: