09/05/2019 11:14:00

41 anni fa l'omicido di Peppino Impastato. Le iniziative per ricordarlo

Il 9 maggio 1978 fu una giornata tragica per l’Italia: i resti di Peppino Impastato ritrovati in un casolare, vicino ai binari della ferrovia di Cinisi, e il cadavere di Aldo Moro in via Caetani a Roma, dentro una Renault 4 rossa.

“Giuseppe Impastato, militante di Democrazia Proletaria, era a bordo della sua Fiat 850 che fu bloccata lungo la litoranea Terrasini-Cinisi, presumibilmente da due o tre persone. Impastato venne “stordito e fatto passare accanto al posto di guida, poi fu condotto, con la sua stessa autovettura, fino al caseggiato rurale del Venuti”, racconta Giuseppe Casarrubea nell’introduzione al libro di Salvo Vitale “Nel cuore dei Coralli”. “Qui venne sottoposto ad atroci torture, fino a che il suo corpo sanguinante fu adagiato a terra con la testa poggiata sul lato più stretto del sedile. I suoi carnefici volevano ucciderlo due volte”, ed ecco che inscenarono un attentato-suicidio.

Peppino Impastato, giornalista, attivista politico, fu assassinato a seguito delle sue numerose denunce contro Cosa nostra, per la libertà dei pensieri condivisi senza censura, senza timore, per la sua lotta contro quel male chiamato mafia. Nel 1965 fondò il giornalino “L’idea socialista”, dal 1968 in poi partecipa col ruolo di dirigente alle attività dei gruppi comunisti, conducendo le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1977 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata,con cui denuncia i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti – da lui chiamato “Tano Seduto” – che aveva un ruolo rilevante nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi. Il programma più seguito era “Onda pazza a Mafiopoli”, trasmissione satirica in cui Peppino sbeffeggiava mafiosi e politici.

Il depistaggio
La magistratura, le forze dell’ordine e la stampa parlarono di un atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto ucciso. I carabinieri, infatti, scrissero nel rapporto ufficiale che era morto mentre tentava di mettere una bomba sui binari della ferrovia: era stato legato ai binari già morto e poi fatto saltare in aria, massimo dispregio, come a volerne eliminare ogni traccia.
Ma la gente sapeva che ad uccidere Peppino era stata la mafia, e furono tantissimi i giovani che arrivarono da tutta la Sicilia, insieme a manifestare contro Cosa nostra.

La matrice mafiosa del delitto venne individuata grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta, scomparsa nel 2004, ai compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, fondato nel 1977, dal 1980 intitolato a Giuseppe Impastato. Sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate venne così riaperta l’inchiesta giudiziaria.

Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decise di archiviare il “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto, ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli, ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei corleonesi. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presentò una istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venisse interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore di giustizia Salvatore Palazzolo, in precedenza affiliato alla mafia di Cinisi.
Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise riconobbe Vito Palazzolo colpevole, condannandolo a trent’anni di reclusione, l’11 aprile 2002 sarà la volta di Gaetano Badalamenti, condannato all’ergastolo.

“I mafiosi hanno commesso un errore – afferma il fratello Giovanni – perché mettendolo a tacere, hanno amplificato la sua voce. Peppino alla lunga magari avrebbe stancato, invece così ha per sempre ragione, ha per sempre voce in capitolo. E gli altri ad ascoltare”.

Le iniziative di giovedì 9 maggio - Gli organizzatori e i partecipanti presiederanno simbolicamente il casolare dove fu barbaramente ucciso Peppino. La vecchia costruzione rurale è attualmente di proprietà di un privato, da anni le associazioni protestano per chiederne l’esproprio e riconsegna del bene alla collettività.

Il momento centrale della giornata sarà il corteo antimafia e antifascista che inizia a Terrasini alle ore 16.30, con il raduno davanti alla sede storica di Radio Aut, e arriva fino a Casa Memoria, la casa divenuta presidio di legalità e luogo d’incontro di moltissime realtà di impegno sociale operanti dentro e fuori l’Italia.

Subito dopo l’arrivo del corteo, dopo il tradizionale discorso dal balcone di Casa Impastato, si assisterà ad un evento di altissimo livello culturale.

Gli organizzatori hanno voluto dare risalto ad un interessante fermento artistico che da anni si respira nella città di Palermo, che si è tradotto in una generazione di artisti affermati e tutti dotati di grandematurità culturale e d’impegno sociale.

Si sono radunati, quasi per autoconvocazione, attorno a noi, alcune fra le realtà più interessanti della scena musicale ed artistica italiana, per elaborare tutti insieme un omaggio a Peppino con un concerto-reading in programma alle ore 20.00.

“Seguendo esattamente l’intuizione che fu al centro dell’attività politica e culturale di Radio Aut e del Circolo Musica e Cultura, siamo convinti che la sensibilità artistica riesca a restituire lo stato di “salute” di una comunità, di denunciarne con più forza i mali e di indicare strade nuove e nuove visioni per la costruzione di una società più giusta” sottolineano gli organizzatori dell’evento.

 

La nipote di Peppino - “Pensare che mio zio fosse più giovane di me quando è stato ucciso mi spinge ancora di più a sentire la responsabilità di portare avanti il suo messaggio. Era un ragazzo che a trent’anni ha dedicato la sua vita ai suoi ideali e questo ti fa sentire piccola”. Luisa Impastato, presidente della “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, racconta all’AGI lo zio che non ha mai conosciuto, se non tramite i ricordi della nonna, Felicia.

Peppino Impastato aveva solo trent’anni quando venne ucciso, oggi Luisa – che ha ereditato dal padre Giovanni la responsabilità di “Casa Memoria” – di anni ne ha trentuno, e fino a quando ha potuto li ha passati accanto alla nonna proprio dentro la casa museo. Dalla nonna Felicia, Luisa ha ereditato la passione per la memoria, la determinazione per la ricerca della verità e la ferma dolcezza che la caratterizza.