16/05/2019 06:00:00

Aste giudiziarie, un altro strano caso a Marsala. Trapani, qualcosa si muove

 C’è qualcosa di strano nelle aste giudiziarie a Marsala e Trapani. Tp24 giorni fa ha raccontato alcuni strani casi sulle esecuzioni immobiliari raccogliendo testimonianze importanti.


Minacce a chi voleva comprare un bene pignorato, avvocati custodi dei beni che suggerivano di far andare l’asta deserta per far diminuire il prezzo dell’immobile che poi veniva ricomprato da parenti del proprietario. E altre anomalie. Queste e altre vicende riguardano ciò che succede nel circondario del Tribunale di Marsala, e non solo. Abbiamo fatto cenno anche a cosa succede al Tribunale di Trapani, con il consigliere delegato del Luglio Musicale, Giovanni De Santis, che passo dopo passo, racconta una vicenda che lo riguarda, fatta anche questa di tante anomalie.


E proprio il Tribunale di Trapani ha deciso di vederci chiaro,
di capire se ci sono dei reati, delle irregolarità punibili e poter indagare. Ha infatti inviato una lettera sia alla nostra redazione che a De Santis per approfondire cosa succede nelle esecuzioni immobiliari.

Ci sono molti affari oscuri che si nascondono dietro le aste giudiziarie. Molte anomalie che penalizzano non solo chi è intenzionato a comprare i beni all’asta, ma anche chi ha visto i propri beni pignorati e messi in vendita dal Tribunale.

Uno di questi succede proprio nel circondario del Tribunale di Marsala.  E' una storia molto delicata, il cui protagonista ha deciso di raccontarla ma di restare anonimo. La vicenda ancora oggi lo tocca da molto vicino per le ripercussioni che ha avuto su tutta la sua famiglia. Racconta di alcuni passaggi poco chiari nella procedura che ha visto un suo bene, un’attività commerciale, finito all’asta. Tempistiche e perizie anomale, svalutazione del bene, e soprattutto la richiesta di denaro per una perizia più favorevole. Partiamo con ordine.


C’è un’attività commerciale che, un po’ per la crisi, un po’ per varie vicissitudini, ha difficoltà economiche, non riesce più a pagare i fornitori e le banche. I debiti si accumulano, l’attività riesce a non andare in fallimento, ma i creditori battono cassa finchè non interviene il Tribunale. L’immobile in cui sorge l’attività commerciale finisce pignorato, è un immobile di grosse dimensioni e di un gran valore, la cui vendita permetterebbe abbondantemente di pagare i creditori. Questi ultimi cominciano ad essere pagati già prima della vendita. Il proprietario, infatti, ha ceduto l’attività e il canone d’affitto sull’immobile è stato pignorato per consentire ai creditori di ottenere, piano piano, il dovuto. “Non nego l’esistenza dei debiti, i creditori hanno fatto valere un loro diritto”, dice oggi l’ex proprietario.

Ma di tutto questo se ne occupa il custode giudiziario. Dopo il pignoramento, un bene viene affidato dal Tribunale ad un custode giudiziario, che è un avvocato inserito in un apposito elenco. Il custode, appunto, custodisce il bene, e deve far in modo che vengano fatte le necessarie procedure per soddisfare i creditori.
Passano gli anni, e l’immobile in cui sorgeva l’attività finisce in vendita all’asta.
A quanto pare i canoni d’affitto di questi anni non sono bastati a coprire tutto. Per un bene essere messo all'asta ci vuole soprattutto una perizia sull'immobile, in questo caso. Una perizia commissionata dal custode giudiziario che nomina un tecnico che ha il compito di valutare caratteristiche, condizioni e il valore del bene. Trattandosi di un’attività commerciale è chiaro che il bene deve essere valutato non solo da un punto di vista strutturale ma anche di profitto.

Qui succede qualcosa di strano. Il perito contatta il proprietario dell’immobile. La richiesta è chiara. “Mi chiede mille euro per fare una sopravvalutazione dell’immobile”. In sostanza, il proprietario racconta che il tecnico gli avrebbe chiesto dei soldi, mille euro, per stimare l'immobile più del valore effettivo e, una volta venduto all’asta, ottenere anche un guadagno. Si può fare? Può un perito chiedere dei soldi per una perizia giurata più favorevole? Il proprietario dice “no, grazie”. Come finisce la valutazione del bene? In effetti la perizia ha qualche anomalia e secondo i consulenti contattati dal proprietario sarebbe stata fatta una valutazione “lacunosa” del bene. Una delle anomalie è proprio sui canoni d’affitto. Viene inserito, infatti, un importo diverso, minore, rispetto a quello stabilito dal contratto stipulato anni prima e che servivano per coprire i debiti. Come mai? Un errore di stampa? Una svista? Un errore voluto? 

Il bene va all’asta. Anche se c’è qualche anomalia nella valutazione, l’immobile vale comunque molto, circa un milione di euro. Cifra che consentirebbe di coprire i debiti abbondantemente. Succede però che la prima asta va deserta. Va deserta anche la seconda, e la terza, e la quarta. Ogni asta deserta, dice la legge, il valore dell'immobile si riduce del 25%. Da un milione di euro l’immobile, realizzato da una famiglia di lavoratori nel corso di una vita di sacrifici finiti indebitati per una serie di sciagurati eventi, viene venduto ad una cifra vicina a 150 mila euro. Una miseria. Il proprietario non ha mai ricevuto la proposta di ricomprare il bene, come accade spesso, e non ha ravvisato movimenti anomali nella procedura d’asta. C’è però un dato temporale. Le vendite di immobili all’asta spesso vanno avanti per parecchio tempo, anche anni. Questa, con quattro aste andate deserte, e l’aggiudicazione alla quinta, si è conclusa in neanche un anno. Altro dato. A comprare il bene sarebbe stata una società collegata, secondo un sistema di scatole cinesi, alla stessa società che aveva preso l’immobile in affitto prima della vendita. Strano no?

Questa è soltanto l'ultima delle tante storie raccolte da Tp24.it sulle aste giudiziarie. Voi, avete qualcosa da denunciare sulle aste giudiziarie a Marsala o Trapani? Inviate una mail a redazione@tp24.it