03/07/2019 06:00:00

Pubblicità, fondi governativi, fusioni impossibili. Il punto sulla crisi di Birgi

E’ inesorabile la caduta dell’aeroporto di Trapani Birgi. Negli ultimi mesi la crisi non si è fermata. Nei primi quattro mesi del 2019 c’è stato un calo di passeggeri del 13% rispetto allo scorso anno. 

Forse, adesso, hanno sentore del concreto rischio di chiusura i politici siciliani che si sono visti qualche giorno fa a Palazzo d’Orleans convocati dal presidente della Regione Nello Musumeci. La Regione è socio unico dell’Airgest, la società che gestisce l’aeroporto di Trapani Birgi, e ha la responsabilità di mettere sul tavolo tutte le iniziative possibili per salvare il Vincenzo Florio. Tra queste quello da fare subito, hanno detto dalla Regione, è fare delle campagne pubblicitarie sul territorio della provincia di Trapani.


Al tavolo tecnico convocato da Musumeci c’erano gli assessori regionali alle Infrastrutture Marco Falcone, all’Economia Gaetano Armao e alle Attività produttive Mimmo Turano; l'ex presidente dell'Enac Vito Riggio; il presidente e il direttore generale dell’Airgest, i vertici dello scalo trapanese, Paolo Angius e Michele Bufo; il sottosegretario Vincenzo Santangelo; l’eurodeputato Ignazio Corrao; tutti i parlamentari nazionali e regionali della provinca; i sindaci di Marsala Alberto Di Girolamo e di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino; il presidente della Camera di commercio Giuseppe Pace.
L’obiettivo è quello di puntare sul marketing territoriale per promuovere la destinazione della provincia di Trapani, a prescindere dall’arrivo di nuovi voli su Birgi. Altro punto è quello di sedersi con il governo nazionale e studiare degli incentivi nazionali per il sostegno degli scali minori.

“La salvezza dell’aeroporto di Birgi è un obiettivo per il quale tutti dobbiamo lavorare: enti locali, Regione, governo nazionale e Unione europea. Ho voluto invitare i rappresentati del territorio, cioè i parlamentari europei, nazionali e regionali, oltre che il Comitato tecnico da me appositamente istituito, per un'analisi della crisi e individuare, insieme, possibili soluzioni. Ma dobbiamo fare presto”, ha detto Musumeci. Fra le ipotesi venute fuori dal confronto quella della trattativa diretta con una o più compagnie, l'istituzione di un Fondo nazionale per gli scali minori, il ricorso a un prestito con l'Irfis, la cessione di un ramo d'azienda, una società unica regionale. Altro tema di discussione è stato quello sulla possibilità di trovare un accordo con Gesap di Palermo o Sac di Catania per creare un’unica società di gestione che comprenda anche quella trapanese. Ipotesi che, al momento, però non ha trovato il sostegno delle due maggiori società.


Per Musumeci serve il coinvolgimento di tutte le istituzioni.
Tra tutti il governo nazionale. “Chiederemo al ministro delle Infrastrutture di istituire un Tavolo tecnico ristretto: servono deroghe e più tempo per aprire un confronto anche con Bruxelles”, ha sintetizzato alla fine Musumeci. E importante in questo senso è stata la presenza del sottosegretario Santangelo: "In questa situazione di crisi - ha proseguito il Sottosegretario trapanese - non possiamo e non dobbiamo illudere i cittadini, che sono già esasperati. Le soluzioni gestionali per Airgest sono di competenza del Governo regionale. Il Governo nazionale può lavorare soltanto in termini di pianificazione e di programmazioni a lunga scadenza. Ad esempio, nel nuovo Piano nazionale Aeroporti ci sarà attenzione verso gli aeroporti minori e per l'incentivazione di reti aeroportuali. La programmazione dei voli, infatti, dipende dalle compagnie aeree ed è dimostrato che non si può realizzare dando contributi senza seguire le regole e senza una programmazione strategica pluriennale che, al momento, manca in Sicilia".

Ma tra tutto la cosa che si farà subito, stando a quanto detto dal governatore siciliano, sarà quella di finanziare un'adeguata campagna di promozione turistica del territorio trapanese sui maggiori quotidiani nazionali. Servirà a qualcosa fare un po’ di pubblicità?

Per la prossima settimana è intanto fissata a Palazzo d'Orleans una nuova riunione tecnica ristretta per elaborare le proposte emerse dal dibattito.
In tutto ciò il presidente di Airgest Paolo Angius si avvicina all’addio e non sarà imminente la nomina di un altro presidente della società di gestione di Birgi. L’ultima cosa che serve al Vincenzo Florio, però, è un periodo di vacatio al vertice.

Nel frattempo continua senza sosta la mobilitazione del comitato #SeVoloVoto che da mesi sta conducendo delle iniziative per tenere alta l’attenzione sull’aeroporto di Trapani Birgi.


Non solo proteste ma anche proposte per un comitato che ha uno slogan chiaro, che suggerisce la totale sfiducia nella classe politica trapanese e siciliana che in questi anni non si è attivata abbastanza per salvare e rilanciare il Vincenzo Florio. Nei giorni scorsi una delegazione del comitato ha incontrato il presidente della Regione Nello Musumeci, grazie all’intermediazione di Paolo Ruggieri.


Il Comitato, fatto da cittadini, operatori turistici, imprenditori, ha le idee chiare: “la situazione è tragica, uno scalo agonizzante, parlamentari in pieno silenzio, prendiamo atto che né la Regione, socio di maggioranza, né Airgest, società che gestisce lo scalo aeroportuale, hanno individuato delle soluzioni contro la possibile chiusura di Birgi”.

Musumeci ha comunicato alla delegazione del comitato la volontà di aprire alla partecipazione della gestione della stazione aeroportuale ai comuni e ai privati con modalità da stabilire successivamente.
Le iniziative del comitato sono sempre in campo.
La petizione online ha già raggiunto oltre 7 mila firme su Change.org. E sta andando avanti la raccolta fondi per sostenere il comitato nelle azioni di protesta.

Negli ultimi giorni i portavoce del comitato sono intervenuti nell'inserto "L'Indignato Speciale" del Tg5, portando quindi la protesta sui media nazionali. La petizione online segue la raccolta firme con circa 50 mila sottoscrizioni consegnate tutte alla Regione Siciliana per avere risposte sulla situazione dell'aeroporto. Una situazione sempre più drammatica.