06/07/2019 06:00:00

Sicilia. Bloccano l’accesso al server, in fumo 90 milioni. L’assurdo spreco della Regione

La Regione Siciliana, ancora una volta, si è fatta fregare e ha perso un bel po’ di quattrini. Quattrini dei siciliani: 90 milioni di euro. La storia è assurda, di quelle a cui purtroppo siamo abituati.


La Regione è proprietaria di tanti immobili, ma davvero tanti, che non ci si può mettere in scrivania con carta e penna e fare il conto. Quindi si è affidata ad una società per il censimento. Negli anni la Regione ha speso la bellezza di 90 milioni di euro per il censimento. Ma i dati, sono finiti in un server della società incaricata per il monitoraggio che non ha mai consegnato la password per un contenzioso. Ora il governo deve rifare tutto dall’inizio, ricontare e censire gli immobili, e ha dato incarico al Genio Civile.

Tutto comincia 10 anni fa, quando la Regione affidò alla Spi, una società partecipata in partnership con l’imprenditore Bigotti, l’incarico di censire gli immobili. Un lavoro fatto anni fa che però è inaccessibile, perchè la password se la tiene stretta la società che ha un contenzioso con la Regione. E’ stato il vice presidente della Regione, Gaetano Armao, a proporre di rifare il censimento e di affidarlo al Genio Civile.
“Questa situazione l'ho ereditata, sto solo cercando una soluzione per non lasciare tutto in stallo. Si tratta di un lavoro importante e necessario, un obbligo di legge. Oltretutto i dati contenuti in quel server risalgono ad alcuni anni fa, se anche fossero a nostra disposizione andrebbero comunque aggiornati. In ogni caso, mi impegno personalmente per fare in modo di averla, quella password”, ha detto Armao all’Assemblea regionale siciliana..

Il caso non è stato preso bene dai deputati regionali all’Ars, soprattutto da quelli dell’opposizione.

“Novantuno milioni di euro gettati dalla finestra per un censimento inutilizzabile non sono bruscolini. La questione non può passare sotto silenzio, si deve andare a fondo, lo dobbiamo alla nostra coscienza e soprattutto ai siciliani”.
Lo affermano i deputati del M5S all’Ars che sull’ennesimo scandalo abbattutosi sulla Regione, pretendono chiarezza da parte delle istituzioni.
“Anche su questa vicenda - afferma il deputato Nuccio Di Paola, che martedì ha sollevato il caso in aula - Musumeci brilla per il suo inqualificabile silenzio. Cosa che è inaccettabile, visto che si parla di una montagna di soldi pubblici spesi per un censimento inutilizzabile a causa dalla mancanza della password di un server. Su questo ennesimo scandalo che rischia di costarci 140 milioni, se si considerano anche eventuali contenziosi, venga a riferire in aula, magari sull’inchiesta interna che avrà sicuramente avviato perché è impensabile che su uno scandalo del genere non abbia mosso un dito”.


Oltre che da Musumeci i deputati chiedono chiarezza anche all’assessore al Bilancio Armao, che nel collegato ha inserito la previsione di un nuovo censimento “sperando, magari – afferma il deputato Antonio De Luca - che la vecchia vicenda scivoli al più presto nel dimenticatoio”.
“Ho chiesto al presidente della commissione Antimafia, Fava – dice De Luca – di convocare Armao in audizione, mi pare il minimo sentirlo. Chiederò a Miccichè che anche questa audizione, come quelle sul caso Arata sia trasmessa in diretta streaming. Sono certo che non farà alcuna obiezione”.

“Il governo regionale ha avviato accertamenti e verifiche e ha comunicato i ritardi della precedente gestione alla Procura della Corte dei Conti”. Così il vicepresidente della Regione e assessore all’Economia, Gaetano Armao, rispondendo ai deputati del M5S sul caso del server della Regione.
“Le questioni risalgono a più di 5 anni fa e sono ben note ai parlamentari che oggi le declamano scandalisticamente – ha aggiunto Armao -. Come ho precisato al Parlamento, è mia responsabilità risolvere questa vicenda. Ben vengano le audizioni, perché si avrà modo di illustrare le misure che abbiamo realizzato a tutela del patrimonio pubblico”, ha concluso.