In estate aumenta il lavoro nero in Sicilia. La denuncia del Sinalp
Come ogni estate si amplia la malagestio del lavoro nero. Il Sud Italia e la Sicilia diventano campi di battaglia per imprenditori senza scrupoli che approfittano del potere contrattuale in loro possesso in territori in crisi perenne e senza alcuna opportunità di lavoro per imporre ai lavoratori la loro volontà e la loro visione del sistema lavoro.
Secondo gli ultimi dati (aggiornati al 2018) nel nostro Paese ci sono 3,3 milioni di lavoratori invisibili. Questi “invisibili” movimentano un “mercato” di 77,3 miliardi di fatturato, “togliendo” al fisco più di 42 miliardi di euro.
Questo mondo con tante “sfumature di nero”, questa “piaga sociale”, per il 60% è radicato nel Sud, e nel periodo estivo tale livello aumenta di un altro 5%.
La Segreteria Regionale del Sinalp Sicilia, presieduta dal suo Segretario Dr. Andrea Monteleone anche quest’anno ha istituito il “Telefono Nero 091333195”, che quest’anno sarà attivo dal 29 Agosto, per dare assistenza ed informazioni sui diritti ai lavoratori sfruttati ed offesi nella dignità di donne e uomini.
Ogni anno sono sempre di più le persone che si rivolgono al Sinalp per essere rappresentati e tutelati nei diritti fondamentali di ogni lavoratore e forti di questi dati chiediamo alla politica di dare la massima attenzione al mondo del lavoro ed alle soluzioni per aumentare i livelli occupazionali.
La paura emersa nei tanti lavoratori invisibili, precari, assistiti che giornalmente entrano nelle 78 sedi Sinalp presenti in Sicilia, è che, con la crisi del Governo Nazionale, anche chi amministra la Sicilia incominci a guardare verso Roma per interessi di crescita politica personale e si dimentichi le emergenze siciliane.
Il Lavoro Nero, che nell’immaginario comune è presente solo nel settore privato, purtroppo vive e si stratifica anche nel pubblico impiego con i tanti precari, contrattisti ed ASU, creati dalla politica regionale per fini puramente elettoralistici, che da anni reggono le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli senza aver riconosciuti i diritti fondamentali insiti nei normali rapporti di lavoro.
Raggiungendo il massimo della vergogna con i lavoratori ASU ai quali non viene riconosciuto nemmeno un euro di contributo previdenziale per tutti gli anni di lavoro svolti.
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