08/09/2019 06:00:00

Vini, l'Italia è il primo produttore mondiale. Migliora la qualità in Sicilia e trapanese

L’Italia nel 2019 si conferma primo produttore mondiale di vini davanti a Francia e Spagna. I dati arrivano dalla vendemmia in corso. Secondo le previsioni saranno 46milioni gli ettolitri di vino, 9 milioni in meno dell’anno scorso (-16%), ma una quantità tale da restare sul gradino più alto, con la Francia a 43,9 milioni di ettolitri e la Spagna che si ferma a 40 milioni).

Dopo l’annata orribile del 2017 con gelate, grandinate e alluvioni che avevano diminuito drammaticamente la quantità delle uve trasportate in cantina, il 2018 aveva segnato il riscatto con una poroduzione record di 55milioni di ettolitri. Il 2019 è l’anno del ritorno alla normalità.

L’inverno caldo, la primavera a tratti fredda e piovosa e l’estate siccitosa, in alcune zone, hanno rallentato la maturazione dei grappoli. E così sono scomparse, dal Piemonte alla Toscana, le vendemmie super anticipate, a cavallo di Ferragosto
Assoenologi, con più di 4mila professionisti; Unione italiana Vini, con 500 aziende che rappresentano la metà del fatturato italiano del settore; e Ismea, l’ente pubblico che si occupa di ricerca e di credito per le aziende agricole. Hanno presentato al ministero dell’Agricoltura e del Turismo un dossier congiunto con la mappa che indica, regione per regione, come andrà la raccolta delle uvee cosa ci può aspettare da questa annata. Il dato impressionante della produzione italiana è che se tutto il vino prodotto fosse imbottigliato ci sarebbero 6,1 miliardi di bottiglie da vendere.

Oltre alla quantità ci sarà la qualità - «La qualità? Sarà tra il buono e l’eccellente. Guardiamo al futuro con ottimismo e fiducia», dice il barolista Ernesto Abbona, presidente dell’Uiv. «Ci sono differenze tra Comune e Comune, a volte tra vigna a vigna—spiega il presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella —è il risultato del clima che cambia. Da temperato a caldo arido, una situazione che rende decisivo il ruolo degli enologi». La regione che ha meno sofferto la crisi climatica è stata la Toscana, che punta a un aumento del 10% della quantità di vino. «Se settembre sarà favorevole la qualità dei vini diverrà al quanto interessante con punte di ottimo», si legge neldossier. In Piemonte il calo sarà del 15% ma si stima che dalla patria del Nebbiolo arrivino vini targati 2019 «di ottimo livello, con diverse eccellenze». La flessione della Lombardia è pari al doppio di quella piemontese: -30%, «anche a causa delle grandinate e degli attacchi di oidio». Soffre l’Oltrepò (-40/45%), meno la Franciacorta (-25/30%) con «qualità buona con punte di ottimo, salvo le zone colpite dal maltempo». Nella regione dei record enologici, il Veneto del Prosecco e dell’Amarone, si preannuncia un calo del 16%, maggiore a Ovest che a Est, con l’attesa di vini «buoni con diverse punte di ottimo». «Punte di eccellenza» è il vaticinio per l’Emilia-Romagna del Lambrusco, per le Marche del Verdicchio, per la Basilicata dell’Aglianico e per la Sardegna di Cannonau e Vermentino. «Ottima annata» in Umbria e in Puglia. «Promettente» nel Lazio e in Campania.

Sicilia calo di produzione ma ottima qualità – In Sicilia sarà una vendemmia all'insegna del calo della produzione e della grande qualità che fa sperare in un'ottima annata per i vini siciliani. Ad un mese dall'avvio della raccolta le previsioni vengono confermate dai produttori. Per la Doc sicilia c'è un calo medio di circa il 30% di quantità raccolta. I primi vitigni a bacca bianca vendemmiati, dal pinot grigio allo chardonnay, dal grillo al lucido, presentano tutti la stessa caratteristica: meno quantità ma uve mature e profumate. Le stime lasciano prevedere una produzione totale in Sicilia di meno di 4 milioni di ettolitri. Anche i vitigni a bacca nera continuano la loro maturazione grazie alle favorevoli condizioni climatiche. Il punto sulla vendemmia offre un resoconto omogeneo dalle province dell'isola, dove in molti casi le attività di raccolta sono iniziate ad agosto con una decina di giorni di ritardo rispetto al 2018; un ritorno alla «normalità» e più vicino alle medie delle vendemmie precedenti.

Bene nel trapanese e nell’agrigentino – Ottimista Filippo Paladino, vicepresidente della Doc Sicilia, il primo bilancio della campagna di raccolta nel trapanese e anche nell'agrigentino è positivo nonostante il calo della produzione. «La vendemmia dura fino ad ottobre, per poter tracciare un bilancio è comunque necessario aspettare che sia terminata. Possiamo dire fin d'ora che il ritardo di dieci giorni con cui è iniziato la vendemmia per certi aspetti è stato positivo, le piante hanno potuto accumulare sostanze aromatiche e prevediamo vini molto profumati». A Marsala parla Giuseppe Monteleone, presidente della Cantina Birgi: «la qualità delle uve fin qui raccolte è buona, e facciamo riferimento principalmente al Grillo, uno dei vitigni che insieme al Catarratto e all'Inzolia rappresentano il 70% della nostra produzione. Il calo del raccolto sarà complessivamente del 30%, ma le vigne sono in ottime condizioni dato che il clima freddo tra aprile e maggio ha consentito di evitare il rischio che le vigne fossero colpite da malattie». «Qualità eccellente delle uve» per Filippo Buttafuoco, agronomo delle Cantine Settesoli con «un calo quantitativo che ancora non possiamo concretizzare ma che potrebbe variare dal 10 al 25%. I nostri vigneti sono nella zona di Menfi e hanno caratteristiche molto differenti: ci sono vigne coltivate in riva al mare e su colline a 400 metri di altezza, 32 cultivar diverse, cinque tipi di suoli differenti con modalità di irrigazione che variano. Ecco perché potremo tirare un bilancio sulla resa quantitativa solo a fine vendemmia.