Sequestro annullato, tutti i beni vanno resistuiti ai loro proprietari. Il Tribunale di Trapani, sezione Misure di Prevenzione, ha annullato il sequestro per mafia di beni immobili, conti correnti, aziende, per un valore di 6 milioni di euro, disposto nei confronti Nicolò e Salvatore Candela, rispettivamente zio e nipote, vincitori negli anni di numerosi appalti pubblici nel territorio trapanese e in Sicilia.
Dalla metà degli anni '90 a un periodo compreso tra il 2004 e il 2007, la squadra mobile di Trapani sosteneva che i Candela, forti di protezione e legami con la consorteria mafiosa locale, avessero agito per i loro affari illeciti attraverso le imprese Sicania Servizi srl, Candela Nicolò srl e la Co.ma.ca srl, legate, però, a un unico gruppo imprenditoriale e interesse criminale.
Il sequestro comprendeva 8 beni immobili, 37 beni mobili registrati (autovetture, furgoni, mezzi meccanici), 5 società/imprese (capitali sociali e pertinenti complessi aziendali), 10 partecipazioni in altre società e 114 tra conti correnti e rapporti bancari di altra natura.
Il collegio presieduto dal giudice Daniela Troja e composto dai giudici Gianluigi Visco e Oreste Fabio Marroccoli ha annullato “Non può considerarsi raggiunta - si legge nel provvedimento - la prova della illiceità dell’accumulazione patrimoniale in capo ai Candela".Secondo i giudici "l'inserimento dei Candela nel comitato affaristico mafioso consente una piena attribuzione nella categoria di imprenditore mafioso" ma "non vi è prova che tale "partecipazione mafiosa all'impresa" sia proseguita in epoca successiva al lontano 2001".