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10/10/2019 09:10:00

Mafia, Favignana: torna in carcere Vito D'Angelo

 Torna in carcere Vito D'Angelo. E' stato arrestato dai carabinieri ieri a Favignana. E' ritenuto il boss dell'isola. Di D'Angelo ci siamo occupati più volte su Tp24. Di recente abbiamo raccontato (qui l'articolo) il suo ritorno sull'isola, ai domiciliari. 

D’Angelo, originario di Ravanusa, paesino dell’agrigentino,  dopo aver fatto parte al gruppo di fuoco della famosa faida di Ravanusa negli anni 70, che insanguinò quella provincia, fu detenuto per aver commesso più omicidi nelle carceri di Favignana. Dopo un percorso virtuoso, D’Angelo si è riconquistato la libertà insediando a Favignana una attività agricola assieme alla famiglia". A Marzo l'arresto: secondo l'accusa nell'isola è il riferimento delle famiglie mafiose trapanesi, controllando e dettando legge sulle attività imprenditoriali.

E infatti, non appena ai domiciliari, ha ripreso quei rapporti. Da qui il nuovo arresto.  Avrebbe violato le prescrizioni relative al divieto di comunicazione con persone non autorizzate incontrando soggetti coinvolti nell’operazione antimafia, interfacciandosi con Francesco Virga e Francesco peralta, entrambi in carcere. Da qui il nuovo provvedimento restrittivo.

Questo il comunicato dei Carabinieri:

Nella giornata di ieri, 9 ottobre 2019, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani, hanno eseguito l’ordinanza di aggravamento della misura cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale di Palermo nei confronti di Vito D’ANGELO, cl 48, accusato di associazione di tipo mafioso, con la quale si sostituisce la misura degli arresti domiciliari, cui era sottoposto dal 13 agosto scorso, con quella della custodia in carcere.

Quest’ultimo, era stato tratto in arresto lo scorso 5 marzo durante l’Operazione antimafia denominata “SCRIGNO” condotta dal su citato Nucleo Investigativo, nel corso della quale, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Procura della Repubblica – DDA, sono state tratte in arresto 26 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, scambio elettorale politico mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio e altro, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. In questo contesto, il D’angelo era ritenuto il vertice di un’articolazione operativa di Cosa Nostra sull’isola Favignana documentata, per la prima volta, proprio nel corso delle indagini che hanno condotto all’operazione Scrigno.

Dopo alcuni mesi di detenzione presso il carcere Pagliarelli di Palermo, il D’Angelo era stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari poiché le precarie condizioni di salute dello stesso, erano ritenute incompatibili con il regime carcerario.

In questo contesto sono stati avviati dai militari dell’Arma, una serie di servizi di osservazione che hanno permesso di rilevare non solo uno stato di salute del D’Angelo tale da consentirgli di svolgere diverse attività fisiche ma, soprattutto, di aver reiteratamente violato le prescrizioni relative ai divieti di comunicazioni con persone non autorizzate, incontrando più volte soggetti che, a loro volta, avevano già avuto un rilevante ruolo nella pregressa attività investigativa, interfacciandosi con i co-indagati Virga Francesco e Peralta Francesco, entrambi attualmente sottoposti alla misura cautelare della custodia in carcere per i reati di cui all’art. 416 bis del codice penale, costituendo così un riservato ed insospettabile trait d’union tra i predetti e l’anziano boss favignanese.

L’attività scrupolosa svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani, ha messo in luce l’assoluta necessità della detenzione in carcere al fine di interrompere i numerosi contatti che avevano portato il D’Angelo ad essere un vero e proprio punto di riferimento della criminalità organizzata trapanese.