02/12/2019 06:00:00

I rapporti coi boss, le coop, i voti comprati. Tutta la storia tra Ruggirello e la mafia

 Paolo Ruggirello, ex deputato regionale del Pd, campione di preferenze, in provincia di Trapani, è in carcere dallo scorso marzo, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia Scrigno. Per lui e per altre 28 persone indagate è stato chiesto il rinvio a giudizio, con l’udienza preliminare che si terrà il 20 dicembre. Ripercorriamo i punti salienti dell’inchiesta che ha scosso la politica trapanese e che riguarda uno dei politici più potenti, fino al suo arresto, nel territorio.

E’ accusato di aver comprato voti dai boss, di aver collaborato con la famiglia mafiosa trapanese, di aver avuto rapporti con esponenti mafiosi, di aver gestito occultamente gli affari nei servizi sociali con cooperative a lui riconducibili.

Sono tante le contestazioni, le accuse, mosse a Ruggirello dalla Procura antimafia di Palermo.
Secondo la Procura Paolo Ruggirello ha “preso parte all’associazione mafiosa denominata Cosa nostra, quale politico destinatario delle preferenze elettorali fatte confluire da esponenti di detta associazione nel corso di varie consultazioni elettorali, fornendo un concreto e specifico contributo per garantire gli interessi del sodalizio mafioso, cui metteva a disposizione - per il tramite di singoli affiliati, con i quali intratteneva rapporti continuativi ed ai quali si rivolgeva anche per questioni personali - l’influenza e il potere derivanti anche dalla sua posizione di deputato regionale dell’Assemblea Regionale Siciliana”. Un politico, Ruggirello, che nel corso degli anni ha collezionato tante amicizie pericolose.

LE ELEZIONI

Avrebbe gestito “un nutrito pacchetto di voti” anche, soprattutto, a Marsala Paolo Ruggirello. Voti marsalesi organizzati da lui, con l'aiuto di pacecoti e campobellesi. Gli inquirenti passano al setaccio tutti i suoi movimenti politici e soprattutto i rapporti con gli esponenti mafiosi. Ruggirello, emerge nell'inchiesta, in occasione delle elezioni amministrative di Marsala del 2015 avrebbe chiesto l’intervento del pacecoto Carmelo Salerno, altro soggetto ritenuto organico a cosa nostra, e di altri soggetti di Campobello.
In particolare c'è un'intercettazione in cui Ruggirello dice a Salerno “mi devi trovare un candidato buono a Marsala”.
Si lavorava per mettere in piedi la lista di riferimento di Ruggirello. Si chiamerà Democratici per Marsala, a sostegno del candidato sindaco, poi eletto, Alberto Di Girolamo.
Una lista forte, come piaceva all'allora deputato regionale. Ruggirello parlava a Vincenzo Giardina, già consigliere e assessore a Campobello di Mazara, dell'appoggio elettorale che doveva procurare per alcuni suoi pupilli, per alcuni suoi candidati. Tra cui la nipote, Gabriella Sveglia, in lista con Democratici per Marsala. 

Nel provvedimento, che precede la richiesta di rinvio a giudizio, gli accordi di Ruggirello vanno da Mazara a Campobello, da Marsala a Castelvetrano.
Il politico avrebbe fornito la sua piena disponibilità per tutelare anche gli interessi della famiglia mafiosa di Mazara, attraverso finanziamenti pubblici in accordo col mafioso Michele Accomando.
A Campobello invece prometteva di interessarsi per far assumere a tempo indeterminato presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani, la figlia di Giovanni Buracci, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa di Campobello. Oltre ad accettare come referente provinciale del movimento politico “Articolo 4” l’inserimento in lista di Daria Razziano, indicata da Filippo Sammartano, altro esponente della mafia campobellese.
E ancora il rapporto con Lillo Giambalvo, che Ruggirello avrebbe spinto in consiglio comunale, e al quale avrebbe promesso un posto di lavoro al Parco di Selinunte.

IL RAGGIRELLO

Per molti era un santo, nella zona del Belice, per altri invece era una persona da prendere in giro. Da raggirare. Come i boss di Trapani che con lui hanno fatto il doppio gioco. Dalle informative della Procura Antimafia emerge anche il bluff dei mafiosi nei confronti di Ruggirello.
E’ l’autunno del 2017, Ruggirello è deputato regionale e si ricandida all’Ars con il Pd. Non ha esitazione, e chiede ai mafiosi di Trapani e Paceco il sostegno elettorale. Emerge che avrebbe chiuso un accordo da 50 mila euro.
I mafiosi gli avrebbero dovuto garantire la rielezione. Ruggirello, invece, resterà al palo con Virga e compari che gli fanno credere il sostegno, ma è tutta una presa in giro. Puntano su altri, e l’intenzione è quella di spillargli soldi. I fratelli Virga avevano deciso di abbandonare alla sua sorte Paolo Ruggirello, di posarlo, di non sostenerlo più di tanto alle elezioni. E di puntare su Ivana Inferrera, ex assessore trapanese, candidata alle regionali, anche lei arrestata, insieme al marito, Ninni D’Aguanno, nell’operazione Scrigno.


La Inferrera avrebbe garantito un sostegno economico più immediato e promesse di futuri rapporti collaborativi nel settore dell’edilizia. Ma soprattutto Ruggirello non avrebbe pagato in tempo la somma che i mafiosi avevano chiesto per il sostegno elettorale. Aveva dato solo degli acconti. Ruggirello aveva un rapporto stretto con Carmelo Salerno, e con lui incontrò il boss Pietro Virga proprio in occasione delle regionali.


Nei giorni scorso Ruggirello ha dichiarato ai pm: “Ho incontrato il boss Pietro Virga, ma mi hanno teso un'imboscata. Quando ho capito chi fosse era troppo tardi per allontanarmi”. L'ex campione di preferenze in provincia di Trapani ha deciso di parlare con i pm e ha ammesso che ha incontrato i boss poco prima delle elezioni regionali del 2017. Ma è una difesa molto traballante la sua, che non convince per niente i magistrati.
“Virga mi chiese 50 mila euro per affrontare la campagna elettorale, mi ricordo che promise 1000 voti dietro il pagamento di 50 mila euro. E io accettai, ma solo per potermi allontanare il più presto possibile da quel luogo”.


Ruggirello dice di aver incontrato il boss senza che lo volesse.
Che gli hanno teso un'imboscata. “Effettivamente ho incontrato Cusenza e Virga – ha detto Ruggirello – a casa di Carmelo Salerno. Nel tragitto, Salerno mi ha detto che mi doveva fare conoscere una persona che poteva aiutarmi per la campagna elettorale per le regionali. Mi parlò di Cusenza, che avevo già incontrato ad aprile-maggio preso il distributore Ip di Paceco. A casa di Salerno vidi arrivare Cusenza con un’altra persona, che poi ho appreso essere Pietro Virga”. Un incontro a sua insaputa.


LA QUESTIONE PERSONALE
Affari, politica, ma anche la risoluzione di questioni personali, i voti.
Una vicenda strettamente personale, legata ad una relazione extraconiugale e ad figlia mai riconosciuta. Anche per questi fatti Paolo Ruggirello si sarebbe rivolto ai mafiosi per intervenire e risolvere alcuni problemi.
Riferiscono gli inquirenti che Ruggirello avrebbe chiesto un intervento ai pregiudicati mafiosi Salerno e Franco Orlando per una questione personale relativa ad una donna con cui Ruggirello aveva una relazione e da cui è nata anche una figlia.
La donna si separò dal marito al quale il giudice concesse di tenere la bambina tre volte a settimana. Ma qualche giorno dopo la donna impedì all'ex coniuge di tenere la figlia nei giorni stabiliti dal giudice, l'ex marito la denunciò.


“La vicenda coinvolgeva personalmente RUGGIRELLO Paolo che non voleva rivelare l’esistenza del rapporto extraconiugale in essere con la donna di essere il padre legittimo della bambina. RUGGIRELLO, al solo fine di scongiurare eventuali ripercussioni negative che avrebbero arrecato nocumento al suo prestigio personale e politico, chiedeva a SALERNO Carmelo di gestire e risolvere quella vicenda privata, interessando anche un altro importante esponente mafioso trapanese, ORLANDO Francesco”.



Per gli inquirenti “RUGGIRELLO si è rivolto a SALERNO ed a ORLANDO per sfruttare un loro intervento che, per la caratura mafiosa di quest’ultimi e le modalità accorte degli incontri, assume chiaramente connotati illeciti”.
Le sorti delle attività politiche, ma anche della vita privata data in mano ai mafiosi.

IL DOMINUS DELLE COOP

Faceva addirittura lui i colloqui per assumere le persone. La Cooperativa “Serenità” era una sua creatura.

Ne era il deus ex machina, scrivono gli investigatori. Paolo Ruggirello, aveva forti interessi nel mondo delle cooperative e dei servizi sociali. A Marsala è clamoroso il caso della cooperativa “Serenità” che gestiva, fino poco dopo l’arresto del politico, il centro diurno “Arcobaleno” di Strasatti.
Paolo Ruggirello, pur non avendo sulla carta alcun ruolo, è stato il vero amministratore della cooperativa Serenità. La cooperativa a Marsala, tra le altre cose, gestiva su mandato del Comune il centro diurno Arcobaleno di Strasatti, che dava assistenza a ragazzi autistici. Anche se sulla carta quel centro era gestito da Stefania Mistretta, già alle dipendenze del re delle coop Norino Fratello, era Ruggirello a muovere tutto, e soprattutto a decidere le assunzioni. Ruggirello, emerge dalle indagini, teneva incontri e colloqui con persone da assumere. Sfruttava in sostanza il suo potere da deputato questore, i suoi rapporti anche per velocizzare le procedure di accreditamento della sua coop.


Ma soprattutto nel corso degli anni ha assunto parenti di politici, e politici stessi, che sono passati nel suo gruppo, sotto la sua ala protettiva, proprio in corrispondenza con appuntamenti elettorali. I consiglieri di Marsala Alfonso Marrone e Alessandro Coppola sono passati con lui dopo che loro parenti sono stati assunti nella coop di Ruggirello, ad esempio. O il caso di Nicoletta Ferrantelli, assunta lei stessa dalla coop Serenità, e passata a sostenere il politico per le elezioni regionali. E altri casi ancora per un settore che a Marsala ha attirato negli ultimi anni le attenzioni della procura per molte cose strane che succedevano.

 

All’udienza preliminare per difendere Ruggirello si presenteranno gli avvocati Carlo Taormina, Vito Galluffo ed Enrico Sanseverino. Ruggirello nei giorni scorsi ha deciso di parlare con i Pm rispondendo ad alcune dichiarazioni di Pietro Cusenza, altro arrestato nel blitz, sui suoi incontri con i boss.
Ruggirello ha chiesto, tramite i suoi legali, la scarcerazione, che gli è stata negata. Al momento si trova detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, trasferito lì dal Pagliarelli di Palermo, dove si trovava da quando scattò il blitz.