È morto in carcere uno dei nomi più pesanti della storia criminale italiana. Benedetto “Nitto” Santapaola, capo storico della mafia catanese e condannato a più ergastoli per stragi e omicidi eccellenti, si è spento lunedì a Milano. Aveva 87 anni.
Era detenuto al 41-bis nel carcere di Opera. Il 25 febbraio era stato ricoverato all’ospedale San Paolo per il peggioramento delle sue condizioni di salute. La Procura di Milano ha disposto l’autopsia.
Il capo del clan catanese
Benedetto Santapaola, conosciuto come Nitto, era nato a Catania il 4 giugno 1938. È stato per decenni uno dei boss più potenti della Sicilia orientale, al vertice del clan Santapaola-Ercolano, legato a Cosa nostra palermitana.
Arrestato il 18 maggio 1993 dopo undici anni di latitanza, nell’operazione “Orsa Maggiore”, venne catturato grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Claudio Severino Samperi. In quell’inchiesta furono emessi 156 mandati di arresto contro affiliati al suo clan.
Da allora ha trascorso tutta la detenzione in regime di 41-bis, il cosiddetto “carcere duro”.
Le stragi di Capaci e via D’Amelio
Santapaola fu condannato all’ergastolo in via definitiva come mandante della strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta.
Pochi mesi dopo, il 19 luglio 1992, un’altra strage segnò per sempre la storia d’Italia: in via D’Amelio fu ucciso il giudice Paolo Borsellino insieme agli agenti della sua scorta. Anche per quell’attentato Santapaola fu riconosciuto mandante.
Gli omicidi eccellenti
Tra i delitti attribuiti al boss catanese c’è anche l’omicidio del giornalista Pippo Fava, assassinato il 5 gennaio 1984 a Catania per le sue inchieste sui rapporti tra mafia e imprenditoria locale.
Santapaola fu inoltre giudicato mandante ed esecutore dell’omicidio del generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro, uccisi in via Carini a Palermo nel 1982.
Il processo principale contro di lui iniziò nel 1994 e si concluse nel 2003 con la conferma dell’ergastolo da parte della Corte di Cassazione.
Il carcere e il 41-bis
Fin dall’arresto, Santapaola fu sottoposto al regime di 41-bis, previsto per i detenuti mafiosi ritenuti ancora in grado di esercitare un ruolo direttivo all’esterno. Secondo gli inquirenti, anche dal carcere avrebbe mantenuto un’influenza sul clan.
Con la sua morte si chiude un capitolo della storia di Cosa nostra, quello segnato dalle stragi del 1992 e dagli anni più sanguinosi dello scontro tra Stato e mafia.
Resta la memoria delle vittime e di una stagione che ha cambiato per sempre la coscienza civile del Paese.
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