05/12/2019 08:23:00

Sicilia, il buco all'Università: "Con i soldi pubblici cene eleganti, giocattoli, intimo"

Questo signore che vedete nella foto si chiama Joseph Mifsud, e ha lasciato nelle casse del Consorzio Universitario di Agrigento che ha presieduto per tre anni un buco stimato per difetto che va dai 100 ai 200mila euro.

Con la carte dell’Università ha speso 35.369 euro. Nei conti spuntano cene ai Parioli a Roma per 1.300 euro, acquisti di intimo e giocatoli. E poi viaggi in Russia, Siria, Libia, Libano, Stati Uniti.

Spesso accompagnato da misteriose «assistenti» provenienti dall’Est, bollette telefoniche astronomiche – aveva cinque cellulari– e, infine, un danno erariale di 50.000 euro.

La Corte dei Conti lo ha condannato per aver nominato come segretario generale un signore che, oltre a non avere i titoli, incassava uno stipendio più alto del dovuto.

Le indagini sono state avviate dopo che il presidente facente funzioni del Consorzio universitario, Giovanni Di Maida, ha scoperto un «buco» di 100, forse 200 mila euro, ed ha presentato un esposto alla Guardia di finanza. Gli ammanchi sarebbero dovuti a spese compiute da Mifsud - per viaggi all’estero, acquisto di telefonini, ma anche bollette telefoniche da 4 mila euro - nel periodo in cui è stato presidente del Consorzio universitario di Agrigento - dal 2009 al 2012 - su indicazione dell’allora presidente della Provincia Eugenio D’Orsi.

Solo nel 2010, con la carta di credito, Mifsud avrebbe fatto spese, secondo l’esposto, per 35.369 euro; 6.090 euro, invece, nel 2011 quando la carta di credito utilizzata venne sospesa però da maggio a settembre. Mifsud di recente è stato anche condannato dalla Corte dei Conti di Palermo a risarcire un danno erariale alla provincia di Agrigento. La Guardia di finanza della città siciliana ha già sequestrato centinaia di documenti sulle presunte spese pazze sostenute da Mifsud mentre era a capo dell’università.

Documenti, bollette telefoniche, biglietti aerei, bolle di acquisto di telefoni cellulari e molto altro. Carte che documenterebbero i ripetuti viaggi in Russia, ma anche a Malta, Usa, Inghilterra, Libia, Libano. Mifsud, di cui non si hanno più notizie da ottobre 2017, è colui che che a Roma nel 2016 avvicinò uno dei consulenti di Trump parlandogli delle email compromettenti di Hillary Clinton nelle mani dei russi, inducendo poi l’Fbi ad aprire l'indagine sul Russiagate. Indagine che l’attuale presidente Usa e i suoi alleati ritengono una «caccia alle streghe», un complotto tramato dall’amministrazione Obama, con la complicità di qualche servizio occidentale, per ostacolare nel 2016 la corsa presidenziale dell’allora candidato Trump, costruendo collusioni del suo staff con la Russia.

E per andare «fino in fondo» a questa spy story l’amministrazione Trump ha avviato una controinchiesta sulle origini del Russiagate, che da amministrativa e diventata ora penale, affidata a John Durham, procuratore federale, sotto la supervisione del ministro della Giustizia William Barr.