Scrive Vittorio Alfieri, su Hammamet, Craxi e il revisionismo storico
Caro direttore, ho assistito ad un tentativo di revisionismo storico, dopo quello di Renzo De Felice sul ventennio ed altri, sovviene quello sul vate Gabriele D'Annunzio, quale?
Nella terza camera come ironicamente è definita, ossia "Porta a Porta" in occasione dell'uscita del film Hammamet di Gianni Amelio, che racconta il presunto esilio di Ghino di Tacco, Bettino Craxi. Come da schema che si ripete ossessivamente, ma i calciofili lo sanno, squadra che vince non si cambia.
Gli schieramenti a difesa di Bettino, Cicchitto, Martelli e la figlia Stefania. Dall'altra parte Fassino (sull'argomento ambiguo, decisamente) e Scotti, e nello stesso campo l'attonito, superbo attore Pier Francesco Favino, nel film è Craxi. Scorrono le immagini della uscita del segretario socialista dalla residenza romana, hotel Raphael dello stesso, è l'ormai storico lancio delle monetine e il suo ripararsi nell'auto blu.
L'altrettanto storico discorso alla camera di ammissione di colpa e l'accusa verso gli altri partiti di finanziamento illecito. Tutto vero, storicamente e giuridicamente accertato. Si citano gli esponenti del pentapartito e del maggiore partito di opposizione coinvolti e condannati in via definitiva. Citaristi (tesoriere Dc), Craxi, La Malfa (segretario PRI), Altissimo ( ex ministro del PLI), Vizzini (segretario PSdI, condannato in primo grado e prescritto), Greganti (esponente del PCI). La difesa di Cicchitto (poi divenuto accolito del Caimano Berlusconi), Martelli e Stefania? Non che Craxi fosse innocente, bensì gli altri partiti e particolarmente quello comunista non ebbero lo stesso trattamento del partito socialista.
Della serie, tutti colpevoli, tutti innocenti, oppure mutuando il pronome, il titolo di un film del maestro dell'erotismo Tinto Brass, Così fan (facevano) tutti. Si è assistito non all'erotismo dell'informazione, alla pornografia della stessa, regista Bruno Vespa.
Nell'agone politico attuale, sono intervenuti, Renzi, Berlusconi in passato con la Moratti, Fassino e D' Alema, definendolo uno statista. Peccato che abbiamo avuto nel belpaese altri esempi di statisti, Moro, Berlinguer, Pertini, Calamandrei e per i cattolici Luigi Sturzo. No il cinghialone non era uno statista, ma un condannato in via definitiva e latitante. Niet al revisionismo storico e al fariseismo.
Vittorio Alfieri
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