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21/02/2020 08:33:00

Mafia, processo d'appello ai “postini” di Messina Denaro, parlano i difensori di Giglio

 E’ stato il turno delle difese nell’ultima udienza del processo d’appello “Giglio Sergio e altri”, scaturito dall’operazione antimafia “Ermes”, quella che diede un duro colpo ai presunti “postini” del latitante Matteo Messina Denaro.

A tentare di scardinare l’accusa sono stati gli avvocati Carlo Ferracane e Celestino Cardinale, difensori di Sergio Giglio, 50 anni, allevatore, pregiudicato, di Salemi.

“Non ci sono prove che dimostrano che Sergio Giglio faccia parte di Cosa Nostra – hanno sostenuto i due legali - Al massimo, gli si potrebbe contestare il favoreggiamento per avere accompagnato in auto, il 27 novembre 2012, Michele Licciardi all’incontro con Vito Gondola in contrada Lippone”.

Lo scorso 21 novembre, il procuratore generale ha invocato la conferma dei quasi trent’anni di carcere che il 22 dicembre 2017 il Tribunale di Marsala inflisse a tre di questi presunti “postini”. In primo grado, la pena più severa, 13 anni e 4 mesi, fu proprio per Sergio Giglio. A 12 anni, invece, un anno in più di quanto aveva chiesto l’accusa, fu condannato Ugo Di Leonardo, 77 anni, ex geometra del Comune di Santa Ninfa, fino a quel momento incensurato. Tre anni e 4 mesi, infine, furono sentenziati, per favoreggiamento, per Leonardo Agueci, di 32, ragioniere, di Gibellina, anche lui in precedenza incensurato. Per i tre condannati anche una serie di pene accessorie e risarcimento danni alle parti civili: tra le quali anche i Comuni di Castelvetrano, Salemi e Santa Ninfa. Fu, invece, assolto Giovanni Mattarella, di 54 anni, commerciante, poi arrestato nell’operazione “Annozero”, genero del defunto boss mafioso di Mazara del Vallo Vito Gondola. “Nelle successive indagini della Dda – hanno continuato gli avvocati Cardinale e Ferracane – non emerge nulla a carico di Giglio. Anche il maresciallo Tranchida ha detto che non sono stati rilevati contatti con soggetti mafiosi. I rapporti con Michele Gucciardi (presunto boss mafioso di Salemi, ndr) erano per questioni di lavoro”.