05/03/2020 12:02:00

Inquinamento ambientale, iniziato processo a Marsala

  Avviato, in Tribunale, il processo scaturito dall’indagine della Procura di Marsala nel giugno 2017 portò al sequestro preventivo, per una ventina di giorni, con l’ipotesi di inquinamento ambientale, dello stabilimento della “Sarco”, l’azienda marsalese di contrada Ponte Fiumarella leader in Sicilia nel riciclaggio del vetro e altri rifiuti differenziati (metalli, etc.).

Imputati sono il rappresentante legale dell’azienda, Antonio Ugo Spanò, di 50 anni, e l’architetto Sebastiano Li Vigni, di 71. A quest’ultimo, direttore dei lavori per la realizzazione del capannone della Sarco, si contesta di non avere ottemperato ad alcune prescrizioni di legge. 

L’indagine fu avviata a seguito della denuncia presentata da un residente di contrada Ponte Fiumarella, Giuseppe Baldino, originario di Ischia, costituitosi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Alessandro Casano.

Per l’accusa, la polvere immessa nell’atmosfera a seguito della triturazione del vetro e lo scarico di acque reflue industriali, avrebbero messo a rischio la salute pubblica. Alla “Sarco” è stato contestato, inoltre, di non avere attuato una serie di misure previste dalla legge per evitare l’inquinamento ambientale (del suolo, del sottosuolo e dell’atmosfera).

Lamentati, inoltre, come già avevano fatto nel 2013 altri residenti nelle contrade Ponte Fiumarella e Ciancio, gli eccessivi rumori, anche notturni, che a loro volta provocavano l’abbaiare dei cani ospitati nel vicino canile comunale. Al contestato possibile inquinamento ambientale, dunque, si aggiungeva quello acustico, che a molti impediva di dormire la notte. Poi, sulla base dell’indagine, il pm D’Alessandro chiese il sequestro contestando scarichi di acque reflue industriali senza l’autorizzazione prevista dalla legge (per altro, in area di “riserva idrica”, a circa 400 metri di distanza dal pozzo Semeraro, utilizzato, almeno fino al 2014, dal Comune di Marsala “per uso idropotabile”) e l’installazione di un impianto di emissione in atmosfera, la detenzione di cumuli di rifiuti non adeguatamente coperti. Tutto, secondo l’accusa, in assenza dell’autorizzazione e senza averne dato preventiva comunicazione. Ad Antonio Ugo Spanò fu contestata, inoltre, la gestione di rifiuti in area non autorizzata e lo stoccaggio di ingenti quantità di materie prime secondarie in cumuli nell’area esterna, stoccati in modo improprio, direttamente sul suolo, senza alcuna compartimentazione, privi di sistemi di convogliamento e intercettazione del percolato, nonché senza adeguati sistemi di protezione dalle intemperie atmosferiche. Agli atti della Procura anche una nota, avente ad oggetto “Sollecito inquinamento canile”, con cui nel maggio 2013 la veterinaria Maria Rosa Argentieri segnalava al Comune lo “spargimento di rifiuti inquinanti proveniente dalla fabbrica adiacente con conseguenti reazioni allergiche e respiratorie causate non solo ai cani ma anche agli operatori ed ai visitatori”. Nel 2014, invece, l’Arpa rilevò cinque “punti di emissione in atmosfera non autorizzati e assenza di sistemi di contenimento per ciò che attiene alle emissioni diffuse legate alla movimentazione dei materiali stoccati”. A disporre il sequestro preventivo, su richiesta del pm Giulia D’Alessandro, fu il gip Sara Quittino, che poi accolse la richiesta di dissequestro avanzata dagli avvocati difensori Diego e Massimiliano Tranchida. I due legali fecero leva sugli aspetti tecnici, sulle norme urbanistiche e ambientali e soprattutto sul fatto che molte delle contestazioni, secondo la difesa, erano superate a seguito degli adeguamenti effettuati dall’azienda.