20/03/2020 07:30:00

Nell'Italia del Covid-19 l'imperativo è “ridisegnarsi”

di Rossana Titone - Un’ora buia, nera, l’Italia piange i suoi morti.

L’immagine dei carri dell’esercito che trasportano le bare confermano il disastro.
I numeri sono grandi, enormi, il Paese ha visto il tunnel buio e lo sta attraversando.
Un numero spaventoso: oltre 3 mila morti.
Non ci scaldano i fragili raggi di sole che fanno capolino in questa primavera del 2020, non ci consola lo sguardo affannato e impaurito di chi ce l’ha fatta.


Non ricordiamo più nemmeno gli odori dei nostri cari, non li vediamo per precauzione, li teniamo distanti in una quarantena che speriamo non diventi quella del cuore.
Due settimane, sembra una vita di distanza, di lontananza.
Passerà, ripetiamo.
Ora è tempo di sognare seguendo le regole, perché ce la faremo tutti insieme.
Oggi e anche domani.


Tornerà il tempo dei viaggi, che quest’anno saranno esclusivamente in Sicilia, per onorare le nostre piccole imprese, per gustare ciò che i nostri amabili ristoratori e pasticceri sanno preparare.
Le nostre aziende avranno bisogno di noi, di un paracadute, altrimenti sarà la fine.


La paura più grande in questi momenti è capire se dopo tutti questi giorni difficili avremo capito il senso dello stare al mondo, la potenza della vita e quella della morte.
Ridisegnarsi è un imperativo.
Badate non significa essere smielate, accondiscendenti e anche pronte a sopportare tutto.
No, ridisegnarsi significa riequilibrare la sostanza dei giorni e delle priorità, compresi i vaffanculo liberatori di succhia positività.