Sicilia, lo Stato risarcisce Bruno Contrada con oltre 600.000 euro per il carcere
Seicentosettantamila euro come risarcimento per ingiusta detenzione. È la somma liquidata dalla Corte d’Appello di Palermo a Bruno Contrada, ex numero due del Sisde, condannato in via definitiva a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa e poi protagonista di una sentenza storica: nel 2017 la Cassazione ha revocato la sua condanna passata in giudicato, privando il verdetto della eseguibilità e degli effetti penali. Merito della decisione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che due anni prima aveva condannato l’Italia a risarcire il poliziotto, nel frattempo sospeso anche dalla pensione, ritenendo che Contrada non dovesse essere né processato né condannato perché all’epoca dei fatti a lui contestati – gli anni Ottanta – il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro, né prevedibile”.
Cinque anni dopo che i giudici di Strasburgo hanno preso quella decisione ecco arrivare il risarcimento per Contrada, difeso dall’avvocato Stefano Giordano. “I danni che io, la mia famiglia, la mia storia personale, abbiamo subito sono irreparabili e non c’è risarcimento che valga”, ha commentato oggi subito dopo la sentenza l’ex dirigente generale della polizia di Stato.
Contrada, che ora ha 88 anni e mezzo, fu arrestato nel Natale del 1992 e ha trascorso 4 anni e mezzo in carcere e 3 anni e mezzo ai domiciliari. Due anni gli sono stati condonati per buona condotta. In primo grado fu condannato a 10 anni, ma la sentenza fu ribaltata in appello e il funzionario venne assolto. Il colpo di scena fu in Cassazione, quando l’assoluzione venne annullata con rinvio e il processo tornò alla corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna a 10 anni. La sentenza divenne definitiva nel 2007. Il funzionario, che aveva subito una lunga custodia cautelare in carcere, tornò in cella e scontò tutta la pena fino al 2012.
Nel 2015, però, il suo legale ottenne una sentenza favorevole dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo che condannò l’Italia a risarcire il poliziotto, considerando il reato di concorso in associazione mafiosa non “chiaro, né prevedibile” all’epoca dei fatti contestati. Lo sarebbe diventato a partire dal 1994 con la sentenza Demitry. E Contrada era finito davanti ai giudici per fatti precedenti a quella data.
A quel punto l’avvocato Giordano ha chiesto alla corte d’appello di Palermo, proprio alla luce della sentenza europea, di revocare la condanna sostenendo che prima del ’94, spartiacque temporale fissato dalla Cedu, non fosse possibile condannare nessuno per il reato di concorso in associazione mafiosa. La corte dichiarò inammissibile il ricorso. Poi però è arrivato il via libera della Cassazione, che ha revocato la condanna per Contrada. Per il quale – è il caso di ricordarlo – rimangono provati i fatti contestati dalla procura durante i processi ordinari, che si sono conclusi con una condanna. Solo che a Contrada non poteva essergli contestato il reato di concorso esterno a Cosa nostra, non in quel periodo. Oggi la sentenza sul risarcimento: all’ex investigatore va riconosciuta una somma di denaro per il periodo passato da detenuto.
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