Gaza e i tumori, l'appello degli oncologi da Erice
La guerra non finisce quando cessano i bombardamenti. Può continuare a lasciare conseguenze sulla salute per anni, e in alcuni casi per generazioni. È uno dei temi affrontati ad Erice, durante le Giornate dell’Etica Aiom 2026, dedicate quest’anno a “Guerra, salute globale e oncologia”.
A richiamare l’attenzione sulle conseguenze sanitarie dei conflitti è l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), che ha messo sotto i riflettori anche la situazione nella Striscia di Gaza. Il quadro descritto dagli oncologi riguarda non soltanto l’interruzione delle diagnosi e delle terapie, ma anche l’esposizione della popolazione a sostanze potenzialmente cancerogene presenti tra le macerie.
Tra le macerie anche l’amianto
Secondo i dati riportati durante l’incontro, la guerra a Gaza avrebbe prodotto circa 61 milioni di tonnellate di detriti. Di questi, si stima che il 15% possa essere contaminato da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti.
Una situazione che rende ancora più complessa la bonifica delle aree distrutte. L’amianto, infatti, rappresenta un rischio sanitario che non si esaurisce nell’immediato: le fibre possono essere disperse nell’aria durante i crolli, gli incendi e le successive operazioni sulle macerie.
Gli effetti dell’esposizione possono manifestarsi anche a distanza di decenni. Tra le patologie associate all’amianto figurano il mesotelioma pleurico e alcuni tumori del polmone, della laringe e dell’ovaio.
A Gaza l’oncologia è stata praticamente cancellata
Il secondo fronte dell’emergenza riguarda direttamente i malati di tumore. Massimo Di Maio, presidente Aiom, ha sottolineato come nei territori colpiti dai conflitti i pazienti oncologici debbano fare i conti con la mancanza di farmaci, ospedali danneggiati, carenza di personale e difficoltà negli spostamenti verso i luoghi di cura.
A Gaza, secondo quanto riferito dall’Aiom, la situazione è ulteriormente aggravata dalla distruzione dell’ospedale turco-palestinese, indicato come l’unica struttura specializzata per la cura dei tumori nella Striscia. Circa 10 mila pazienti oncologici avrebbero perso la possibilità di accedere alle diagnosi, ai farmaci e ai trattamenti specialistici.
E sono circa 5 mila i pazienti oncologici che attendono l’autorizzazione a lasciare Gaza per poter ricevere cure specialistiche. Secondo i medici di Gaza citati da Di Maio, le persone colpite dal cancro starebbero morendo a un ritmo da due a tre volte superiore rispetto al periodo precedente alla guerra.
Il richiamo alla responsabilità della comunità scientifica
Da Erice arriva quindi anche un appello alla comunità scientifica. Per gli oncologi, occuparsi delle conseguenze sanitarie delle guerre significa non limitarsi all’emergenza immediata, ma considerare anche ciò che accadrà negli anni successivi.
La guerra interrompe infatti screening, diagnosi precoci, trattamenti e studi clinici. Quando gli ospedali vengono danneggiati, il personale ridotto e le catene di approvvigionamento dei farmaci interrotte, la continuità delle cure oncologiche diventa estremamente difficile.
Una “biosfera della guerra”
Rossana Berardi, presidente eletta Aiom, ha definito questo insieme di conseguenze una “biosfera della guerra”: un ambiente nel quale aria e acqua possono essere contaminate da metalli pesanti e sostanze cancerogene provenienti dai residui bellici e dalle macerie.
È il principio One Health, che considera strettamente collegata la salute delle persone a quella dell’ambiente. A Gaza, secondo l’Aiom, le macerie contaminate rappresentano una vera e propria trappola ambientale.
Il messaggio lanciato dagli oncologi riuniti ad Erice va dunque oltre la singola emergenza: la guerra può produrre una lunga scia di malattie, diagnosi mancate e rischi ambientali destinati a emergere anche molto tempo dopo la fine del conflitto.
Da qui, sottolinea l’Aiom, il dovere della comunità scientifica di mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze delle guerre sulla salute e di promuovere collaborazione e interventi internazionali per garantire le cure oncologiche anche nei contesti di conflitto.
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