La storia di Tommaso Buscetta conquista i David di Donatello
Dopo l'esclusione dagli Oscar come miglior film in lingua straniera, Il traditore di Marco Bellocchio trova il suo riscatto ai David di Donatello: 18 nomination e 6 premi.
La storia del primo pentito di Cosa Nostra, Tommaso Buscetta, l'uomo che rivelò l'oscuro sistema della Cupola siciliana, nella pellicola di Bellocchio prende l'aspetto di un'inedita mitologia criminale. Il destino ineludibile, la colpa senza possibilità di redenzione. Potremmo vederlo come la metafora del male che si estingue da solo.
Ieri ha conquistato la serata dei David di Donatello: premio per il miglior film, premio per la miglior regia, per la sceneggiatura originale, per il miglior montaggio. E tra le statuette svettano quelle prese dai due dioscuri del film, Pierfrancesco Favino per il miglior attore protagonista, nei panni di Buscetta, e Luigi Lo Cascio per il miglior attore non protagonista, nelle vesti di Salvatore Contorno.
Il ruolo di Contorno, altro importante pentito di mafia, cruciale nel Maxiprocesso per la decifrazione dei rapporti internazionali di Cosa Nostra, ha mostrato l'incredibile talento di Lo Cascio. Che tutti certo ricordiamo nel film di Mario Tullio Giordana su Peppino Impastato, I cento passi. Film per cui nel 2001 ai David vinse il premio come migliore attore protagonista.
Lo Cascio vince un premio che molti già pensavano nelle mani di Roberto Benigni, che nel film Pinocchio di Matteo Garrone ha interpretato la parte di Mastro Geppetto. Ma la prova registica di Garrone sembra non aver convinto i giurati, che hanno riconosciuto l'eccezionalità soltanto di alcuni aspetti tecnici: miglior scenografia, truccatore, costumista, acconciatore, effetti speciali visivi.
La miglior attrice protagonista, invece, è Jasmine Trinca nel film La dea fortunadi Ferzan Ozpetek. Anche se incanta e affascina maggiormente il premio per la miglior attrice non protagonista dato a Valeria Golino per il film 5 di Igort, il celebre fumettista italiano alla sua prima prova cinematografica.
A margine dei premi più prestigiosi, due encomi vanno sicuramente a Bangla, l'esordio di Phaim Bhuiyan, il racconto di un giovane ragazzo bengalese di 22 anni nato in Italia, che vince il premio come miglior regista esordiente; e soprattutto Martin Eden che rinventa con dinamico sperimentalismo il capolavoro letterario di Jack London: meritatissimo il premio per la miglior sceneggiatura non originale.
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