Samonà, la cultura massonica dell’assessore leghista in Sicilia
Alberto Samonà è il nuovo assessore regionale leghista in Sicilia.
La delega del presidente della regione Nello Musumeci è quella dei Beni culturali e della Identità siciliana che apparteneva al compianto Sebastiano Tusa, l’archeologo scomparso un anno fa nell’incidente aereo di Addis Abeba in Etiopia.
Samonà è giornalista, intellettuale, scrittore ed appassionato di massoneria.
Certo, politicamente è distante anni luce da Tusa, ma evidentemente la scelta non è poi così discontinua se si considera che in Sicilia, cultura e massoneria sono sempre andati a braccetto.
Nel 2018, quando l’assessore era appunto Tusa, aveva infatti suscitato diverse polemiche quella visita guidata alla loggia massonica “Giordano Bruno” di Termini Imerese, patrocinata della Regione.
All’epoca i 5 Stelle avevano chiesto a Musumeci di prendere le distanze dall’assessore Tusa, che si era difeso dicendo che non aveva preso lui quella decisione, ma che non ci vedeva nulla di male.
Claudio Fava, invece, da promotore del Ddl che impone ai deputati di dichiarare appartenenze a logge massoniche, si era chiesto a chi giovasse questo patrocinio, “alla Sicilia o alla massoneria?”.
Ieri Fava è tornato a sottolineare “l’obbligo di dichiarazione di appartenenza alle logge massoniche, da cui anche il neo assessore non è esentato”.
Samonà ha già detto di non essere massone, ma soltanto un appassionato di esoterismo.
Non ha però detto se magari lo sia stato in passato. Ma non è tenuto a dirlo, visto che nessuna legge impedisce agli “ex fratelli” di diventare assessori regionali.
D’altra parte, da quando la Commissione parlamentare antimafia aveva cominciato a pretendere gli elenchi dei massoni, l’ondata delle formali dimissioni è stata talmente lunga che gli ex massoni, sono quasi diventati di più dei massoni.
Oggi, in una sostanziale continuità con la vicinanza massonica, il timone della cultura siciliana è dunque passato ad Alberto Samonà, consigliere di amministrazione (fino a pochi giorni fa, perché si sarebbe dimesso anche da lì) della Fondazione Piccolo di Calanovella. Il cui presidente, dal 1984 fino alla sua morte nel 2009, fu il noto massone Bent Parodi di Belsito, che nell’ultimo quinquennio era diventato anche Oratore Aggiunto del Grande Oriente d’Italia. Mentre dal 1998 a 2004 fu anche presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia.
Parodi apparteneva alla Loggia Giustizia e Libertà di Palermo, una loggia del Goi.
Chissà se Musumeci sa che dal 2011 a Catania c’è una loggia che porta proprio il nome di Bent Parodi?
Samonà non si è mai fatto tentare dall’affiliazione alla stessa loggia di Parodi?
Il neoassessore non è più Massone? O non lo è mai stato?
Forse non importa, sono domande irrilevanti per la legittimità della sua carica.
In Sicilia, a prescindere dalle formali iscrizioni alla massoneria, la cultura non è che sia passata alla Lega, né tantomeno alla destra.
L’impressione è che sia rimasta esattamente dov’era.
Egidio Morici
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