03/06/2020 20:15:00

Sicilia, la protesta degli insegnanti "immobilizzati"

È tempo di sciopero: numerosi comitati di docenti, costituiti giuridicamente sul territorio italiano, e sostenuti da gruppi spontanei si son riuniti in una forma di protesta che ha invaso l’intero stivale al grido di “Adotta un docente immobilizzato titolare fuori provincia” anticipando lo sciopero generale indetto dai maggiori sindacati nazionali della scuola: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, per farsi ascoltare.

Un evento lanciato in forma online che ha dato appuntamento ad un gruppo eterogeneo per provenienza di insegnanti che si sono uniti per una protesta pacifica col fine di sollevare la questione sulle limitazioni oggettive nei trasferimenti interprovinciali del corpo docente. L’iniziativa vuole sensibilizzare l'opinione pubblica e solleticare su soluzioni che se adottate potrebbero garantire maggiore continuità e stabilità nel sistema scolastico. A dichiarare le motivazioni dell’iniziativa il presidente del comitato Docenti Immobilizzati Siciliani A.2014, Laura Raciti: «Il comitato DISA 2014 promuove l'iniziativa "Adotta un docente immobilizzato titolare fuori sede", in collaborazione con altri comitati sparsi sul territorio italiano, condividendo la necessità di dare voce alle innumerevoli storie reali di tanti docenti che da diversi anni tentano di rientrare nei propri territori. Insegnanti che assistono senza alcun potere e sostegno: né politico né sindacale, a decisioni governative che hanno del tutto penalizzato la meritocrazia e violato il diritto alla mobilità interprovinciale e al benessere personale e familiare degli insegnanti».

Ma chi sono i docenti che hanno preso parte all’iniziativa? Sono tutti quegli insegnanti che dall’anno della immissione in ruolo si sentono precari: di ruolo per legge, ma precari nell'animo, a causa di un senso di immobilizzazione dato dai diritti acquisiti col contratto a tempo indeterminato che li limita nella scelta della sede ottimale alle proprie esigenze. Chi per vari motivi si ritrova una sede lavorativa fuori dalla propria provincia di residenza avrà poi le beghe di vedersi ridotte del 70% il diritto allo spostamento. La battaglia che in questi giorni gli insegnanti immobilizzati stanno portando avanti non è una mera rivendicazione dei singoli, ma piuttosto una lotta per il riconoscimento di diritti che sono alla base del funzionamento ottimale della scuola. Gli insegnanti precari, immobilizzati e soprattutto quelli specializzati sul sostegno hanno un ruolo fondamentale nel sistema scolastico, perché contribuiscono alla didattica, alla crescita degli alunni ed al supporto indispensabile per tante fragilità di cui da sempre si assume coscienza.

La stabilità indica anche percorsi più chiari per le famiglie e per gli alunni che necessitano di un accompagnamento speciale per garantire un pieno sviluppo delle potenzialità di tutti, a cominciare dai più fragili, che nella scuola sono non solo gli alunni e le famiglie, ma anche gli insegnanti che da anni non ottengono risposte in termini di certezza e rispetto.

Il problema risiede in meccanismi tecnici che rallentano i flussi in entrata degli spostamenti territoriali dei docenti, come spiega Leonardo Alagna, vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela dei diritti della persona con disabilità, nonché direttore di Osservatorio Diritti Scuola: «Negli anni passati si è sempre assistiti alle basse percentuali di immissioni in ruolo sul sostegno, e di riflesso sulla mobilità, è evidente quanto in alcune regioni, tutte prevalentemente del centro nord, i titolari sull’organico di diritto su posti di sostegno siano davvero pochi. In tutta Italia su 100.079 posti disponibili solo 87.464 sono ricoperti da insegnanti specializzati, di cui 83.850 riguardano il personale in organico stabile nelle scuole italiane e 3.614 per effetto delle assunzioni 2019.Ogni anno molti di questi docenti ottengono un’assegnazione provvisoria su posti definiti in deroga presenti in altre province, posti ricopribili annualmente ma che non si rendono disponibili per e procedure di mobilità permanente al fine di rendere stabili gli organici e disporre un quadro chiaro e conforme alla realtà del vero fabbisogno assunzionale sul territorio. Nel 2020 stimiamo che i posti in deroga possano arrivare alle 80.000 unità in tutta Italia, 9000 solo in Sicilia che è la regione con più posti in deroga. Tra gli 87.464 titolari circa – continua l’esperto Leonardo Alagna-, 15.000 si spostano ogni anno in assegnazione provvisoria da una provincia all’altra, ingolfando di lavoro gli uffici scolastici provinciali, costretti dapprima a lavorare le domande di trasferimento, negandole nel 95% dei casi e successivamente le domande di assegnazioni provvisorie, accogliendole nella maggior parte dei casi.

Questo sovraccarico di lavoro degli USP- conclude il vicepresidente della FIRST, Leonardo Alagna-, è alla base dei ritardi che si accumulano e che rendono quasi sempre impossibile la fine delle operazioni entro il 31 agosto di ogni anno. Tutto ciò si ripercuote inesorabilmente sull’ordinato avvio dell’anno scolastico. Una prima soluzione, allora, potrebbe essere rappresentata, in assenza di risorse da parte dello Stato, e di una cronicità di assenza di personale specializzato da assumere, di permettere ai docenti titolari su posti in organico di diritto su sostegno, di rendere “definitiva la loro assegnazione provvisoria reiterata negli anni” e trasformarla quindi in un “trasferimento definitivo”, a condizione che il docente accetti di rimanere sul posto di sostegno e di non migrare su altra disciplina».