I pescatori di Mazara ostaggi in Libia. Il ricatto: "Dateci i nostri calciatori e li liberiamo"
Sono finiti al centro di una piccola crisi internazionale con tanto di “proposta indecente” i 18 pescatori di Mazara del Vallo fermati in Libia ormai due settimane fa.
I marittimi fanno parte di due pescherecci di Mazara, Antartide e Medinea, sequestrati la notte dell'1 settembre al largo di Bengasi in acque che la Libia considera sue e su cui c'è sempre stata una disputa con l'Europa.
Sono frequenti incidenti diplomatici di questo tipo, ma adesso a Mazara del Vallo c'è apprensione per i pescatori che sembrano essere finiti al centro di uno scontro tra il regime di Haftar e l'Italia.
I pescatori sono accusati di aver violato le acque libiche, e la loro condizione rischia di trasformarsi in quella di ostaggi, pedine di scambio dell'esercito del generale Khalifa Haftar che controlla la zona di Bengasi. Perchè dai libici arriva la proposta di uno scambio: “Dateci i nostri calciatori e noi vi diamo i pescatori”.
I calciatori sono quattro libici arrestati nel 2015 a Catania, processati e condannati in via definitiva a 30 anni di carcere come trafficanti di migranti e assassini. E nei giorni scorsi proprio al porto di Bengasi, sostenuti dai miliziani libici, familiari e amici, hanno protestato chiedendo la liberazione dei quattro presunti “giovani calciatori”. Non sono trafficanti, sostengono, ma giocatori di calcio che volevano andare in Germania: “Calciatori in cerca di fortuna, migranti come quelli che viaggiavano con loro, non sono scafisti”. Tutto il contrario rispetto a quanto accertato dalla magistratura italiana che li ha processati e condannati in via definitiva.
Una proposta che viene ritenuta “irricevibile” dalle autorità italiane. La Farnesina sta seguendo l'evolversi della situazione. Ma c'è certamente ansia e preoccupazione tra gli amici e i familiari dei pescatori mazaresi. Anche perchè ritengono che il governo italiano non stia facendo abbastanza per riportare a casa i marittimi.
Nei giorni scorsi sono state rese pubbliche delle foto, in qui i pescatori si trovavano in compagnia di esponenti dell'esercito libico della fazione di Haftar. “Ogni giorno l'angoscia aumenta, la preoccupazione è enorme”, dice la moglie di uno dei pescatori arrestati.
La situazione è particolare, e difficile da smuovere. Dalla parte libica il generale Haftar ha trovato un argomento molto populista per accrescere ancora di più il suo potere in patria. E in più secondo i libici i pescatori mazaresi sono ritenuti dei ladri che hanno invaso il loro mare e tentato di rubare il loro pesce.
Una situazione molto delicata, che difficilmente si risolverà con uno scambio davvero improbabile. Nel frattempo a Mazara continua la protesta e si continua ad alzare la voce per vedere tornare sani e salvi dei pescatori che da quando erano ragazzini vanno in mare, con onestà, a trovare di che sfamare le proprie famiglie.
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