I pescatori di Mazara ostaggi in Libia. Gli aggiornamenti
Situazione sempre più delicata quella che riguarda i due pescherecci di Mazara del Vallo, sequestrati nelle acque antistanti la Libia la sera del primo settembre dalle autorità militari del generale Khalifa Haftar.
I due motopesca Antartide e Medinea sono tuttora sotto sequestro in Libia, nel porto di Bengasi. Mentre i pescatori sono stati trasferiti nel carcere di El Kuefia, in stato di arresto. Più di due settimane di empasse, i pescatori hanno rassicurato i familiari ma secondo fonti libiche, nel corso di una perquisizione, gli ufficiali di Haftar avrebbero trovato dei panetti di sostanze stupefacenti, poi schierati sul molo e fotografati come una tradizionale operazione antidroga.
Armatori e familiari sono preoccupati e oggi Roma per chiedere aiuto al governo. “Vogliamo che la situazione venga risolta - dice Marco Marrone, armatore della Medinea - chiediamo un forte aiuto, i nostri marinai sono in pericolo e si deve fare qualcosa".
Il loro ultimo drammatico appello è una telefonata fatta con i familiari nella quale uno dei 2 capitani racconta di trovarsi rinchiuso, assieme agli altri 18 componenti dell’equipaggio dei 2 pescherecci, Antartide e Medienea, nel carcere di El Keufia a 15 Km da Bengasi. “Siamo carcerati, in galera, però stiamo bene. Dovete farci uscire, non possiamo stare qua. Fate l’impossibile, siamo esauriti, non ce la facciamo più. Ci trattano bene ma il Ministero degli Esteri deve aiutarci".
I pescatori sono attualmente in carcere, in stato di arresto, perché accusati di trasportare droga: nel corso delle perquisizioni, infatti, le autorità libiche avrebbero trovato a bordo panetti di sostanze stupefacenti. Eppure, loro si dichiarano assolutamente innocenti e sostengono di essere stati incastrati.
A quanto sostengono, infatti, i pescherecci di loro proprietà (Antartide e Medinea) sono rimasti a lungo incustoditi durante gli accertamenti, e il ritrovamento degli stupefacenti è avvenuto solo dopo qualche giorno.
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