07/10/2020 10:00:00

Scrive Rino Giacalone, in replica al nostro articolo sulla sua condanna

Scrive Rino Giacalone in replica al nostro articolo sulla condanna della Corte di Appello di Roma nei suoi confronti, della collega Sandra Amurri e dell'ex direttore del Fatto, Antonio Padellaro (ne parliamo qui). I giudici hanno dato ragione all'ex senatore Antonio D'Alì, che avrà diritto ad un risarcimento 25.000 euro, più le spese legali.  Qui la replica integrale di Rino Giacalone: 

"E' vero che sono stato condannato, in sede civile, assieme all'editoriale Il Fatto e ai colleghi Antonio Padellaro e Sandra Amurri, dopo una citazione presentata dal senatore Antonio D'Alì, contro un articolo del 2010 comparso su Il Fatto Quotidiano, relativo alla cronaca dell'operazione antimafia denominata Golem.

Ma si evidenzia che la sentenza di appello, civile, pronunciata dal Tribunale di Roma, a luglio scorso, ha ritenuto non corretta la valutazione dei giudici di primo grado che a fronte di una richiesta risarcitoria l'avevano respinta evidenziando la mancata prova del danno. I puntigliosi giudici civili di appello si sono aggrappati a una frase mal interpretata dalla collega Amurri. "Da lï", da quel luogo, si è trasformata in "D’Alí", il cognome del senatore.

I giudici di primo grado non avevano avuto difficoltà a riconoscere l’errore di scrittura. Peraltro. Semmai fosse stata vera quella intercettazione, ovviamente sarebbe stata l’apertura dell’articolo in questione. Ben altra sarebbe stata la evidenza giornalistica. Aggiungo: gli articoli a mia firma comparsi nel giugno 2010 sullo stesso argomento (arresti operazione antimafia Golem) sul quotidiano La Sicilia e altre testate on line, contengono la trascrizione nel modo corretto in cui compare nella misura cautelare riguardante uno degli intercettati. Sulla vicenda fui sentito dall'Ordine dei Giornalisti di Sicilia dopo esposto del senatore D'Alì e il procedimento disciplinare avviato mi fu archiviato. Fa specie che oggi si tiri fuori il solo provvedimento, ingiusto, subito dalla collega Amurri, peraltro mai citato nella sentenza civile di appello oggetto della vostra cronaca.

C'è chi ha fornito a due testate giornalistiche locali la notizia della mia condanna, forse per attutire l'eco delle condanne pronunciate di recente dal Tribunale penale di Trapani, a seguito di mia querela, per essere stata inventata una indagine giudiziaria sul mio conto".

Rino Giacalone



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