22/10/2020 06:00:00

Castelvetrano, e l'impennata dei contagi. Tante domande senza risposta

 89 casi. E’ questo, al  momento in cui scriviamo, il numero dei positivi al Covid-19 di Castelvetrano. La curva dei contagi ha subìto una considerevole impennata in pochi giorni, a causa del focolaio Keidea.

E la domanda che tutti si fanno è: quanto tempo fa sono iniziati i primi casi presso il centro di via Caduti di Nassirya?

La struttura commerciale, chiusa da un’ordinanza sindacale lo scorso 16 ottobre, contava tra i propri soci una persona che era risultata positiva presso l’istituto tecnico commerciale (dove svolgeva la sua attività di docente) determinando la quarantena di quattro classi, predisposta da giorno 10.

Mentre la scuola dell’infanzia dell’Istituto “Capuana Pardo”, a causa della positività di una bidella, moglie di un dipendente di Keidea, veniva anch’essa chiusa il 16.

 

Abbiamo chiesto al sindaco come si sia potuto sviluppare un focolaio così importante e se si sarebbe potuto evitare. Ci ha risposto così.

Sono venuto a conoscenza del focolaio Keidea in modo assolutamente casuale – ci ha risposto – E’ vero che giornalmente ricevo l’elenco dei positivi, con nome e indirizzo, ma non potevo sapere che diversi soggetti facessero capo alla stessa struttura commerciale.

Viste le insistenti voci che mi arrivavano sui numerosi casi di tamponi positivi presso Keidea, ho chiamato il responsabile locale dell’Asp, il dottor Andrea Passanante, chiedendogli se ne avesse contezza. E dato che non ne sapeva nulla, ho chiamato direttamente la struttura commerciale, che

Mi ha comunicato che avevano alcuni casi positivi, che però avevano mandato a casa in quarantena, insieme a coloro con i quali sarebbero stati in contatto.

Allora, insieme allo stesso responsabile dell’Asp, il 15 ottobre avevamo deciso di disporre la chiusura di almeno mezza giornata, per un’adeguata sanificazione.

Quando però mi sono reso conto che si trattava di un focolaio ormai pericoloso, ho chiamato il dottor Passanante e ho preteso che si facesse una relazione dettagliata di questa situazione. Da lì l’ordinanza di chiusura del 16 ottobre, fino a quando l’Asp non certificherà i tamponi negativi di tutti i dipendenti”.

 

Le domande non possono che moltiplicarsi.

Com’è possibile che il dottor Passanante dell’Asp non fosse a conoscenza dei casi positivi di Keidea?

La prima cosa che si fa non è proprio quella di prendere adeguate informazioni sul tipo di lavoro che le persone positive svolgevano e presso quale luogo?

Sin dal primo caso, l’azienda ha fatto le dovute comunicazioni all’Asp, in modo da sapere anche come comportarsi?

Il laboratorio privato di analisi, in cui sono stati eseguiti i primi tamponi, ha fatto i propri report a chi di dovere?

Perché fino al 15 ottobre l’Asp si comporta come se i diversi casi emersi non avessero tutti la stessa “firma”?

Se non ci fosse stata l’ordinanza di chiusura del sindaco, la direzione di Keidea sarebbe andata avanti con le aperture contando sui dipendenti non ancora sottoposti al tampone, ma “presumibilmente” sani?

 

Crediamo che la risposta a queste domande possa servire ad evitare che in altri ambiti lavorativi si possano sviluppare quelle dinamiche che hanno permesso che la situazione sfuggisse al controllo.

E vale davvero a poco cullarsi nella falsa certezza che tutti i casi siano asintomatici.

Con troppa insistenza ci si sente ripetere che stanno tutti bene e non hanno alcun sintomo, ma non

ci sono informazioni precise al riguardo. Ed anche se al momento sappiamo soltanto che fortunatamente nessuno è stato ricoverato, non possiamo certo escludere sintomi di malessere, come incessante tosse secca o febbre, compatibili con l’isolamento a casa propria.

Nessuno sa se i prossimi contagi potrebbero invece comportare un incremento sintomatico.

Attualmente, le uniche armi che si hanno per difendersi sono sempre le stesse: mascherina, distanziamento ed igiene.

Oltre alle pronte comunicazioni da parte di aziende, laboratori ed uffici pubblici. Soprattutto in territori in cui il lavoratore è ormai costretto a fare i conti con due paure, una nuova ed una vecchia: il coronavirus ed il timore di essere licenziato.

 

Egidio Morici



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