Quali oleifici inquinano il mare di Selinunte?
I proprietari di frantoi oleari delinquenti sono ovunque! Lo scrive l’associazione Mareamico di Agrigento che, un paio di giorni fa, dalla propria pagina facebook, ha aggiunto: “Questi di Castelvetrano hanno versato le loro acque di vegetazione nel fiume Modione, a pochi metri dai maestosi templi di Selinunte, inquinando pure il mare prospiciente”.
La foce del Modione si trova sotto il Parco Archeologico di Selinunte. E da un po’ di giorni sta scaricando in mare tanta di quell’acqua nera che sembra non finire mai, proprio a poche decine di metri dal tempio C.
Ne abbiamo parlato con Claudio Lombardo, presidente dell’associazione agrigentina, che in questo periodo sta monitorando diversi fiumi che stanno inquinando il mare attraverso il rilascio delle pericolosissime acque di vegetazione, sversate da alcuni oleifici.
Cosa sta succedendo al fiume Modione? E’ una massa nera che inquina il mare nel peggiore dei modi.
Sta succedendo che le acque di vegetazione di alcuni frantoi stanno inquinando le bellezze di un territorio. E’ evidente che determinati imprenditori non sono degni di rappresentarlo, nonostante abbiano a che fare con la produzione di un olio così prezioso.
Occorrerebbe invece capire che gli scarti oleari, come le acque di vegetazione, la sansa o il nocciolino, possono essere una risorsa. Ci sono imprenditori di oleifici della Sicilia orientale che ci fanno i soldi, perché ne permettono la trasformazione in prodotti farmaceutici, di bellezza, antiossidanti naturali.. Insomma, oltre ad essere disonesti, quelli che sversano nei fiumi gli scarti della lavorazione dell’olio, sono anche stupidi: non comprendono il potenziale che possiedono.
Che tipo di tecniche usano per sbarazzarsene?
Non ci sono soltanto gli oleifici che, ubicati vicino i torrenti, scaricano attraverso dei piccoli tubi. Purtroppo ci sono anche coloro che affidano le grandi vasche di raccolta a degli autotrasportatori che di notte, per 50 euro, sono disposti a scaricare tutto nel primo torrente che trovano, basta che sia distante dall’oleificio.
O, peggio ancora, potrebbero scaricare in qualche tombino collegato all’impianto fognario cittadino. Facendo un danno ancora più grave, dal momento che una volta che l’acqua di vegetazione arriva nelle vasche di depurazione, uccide quei batteri che sono lì per digerire e depurare il materiale fognario. Quindi, in pratica, oltre all’intrinseca capacità inquinante (200 volte superiore a quella delle fogne), mette fuori uso il depuratore che, per un certo periodo non sarà in grado di trattare i normali reflui che gli arrivano di solito.
E’ già accaduto un po’ di tempo fa, a Favara. Ma hanno beccato il responsabile e dovrà pagare un sacco di soldi di risarcimento. Consideri che quel depuratore non ha potuto funzionare per due mesi di seguito. In questo caso, quindi si tratterebbe di un vero e proprio disastro ambientale. E chi lo provoca rischia l’arresto.
Che fare?
Come ho già scritto, i sindaci dei comuni, l’Arpa, l’Asp dovrebbero vigilare su queste attività. Mentre le forze dell’ordine devono sanzionare chi sbaglia.
* * *
Abbiamo chiesto al sindaco Enzo Alfano che tipo di apporto potrebbe dare per debellare questa odiosa pratica.
Purtroppo è un problema grave che si verifica praticamente ogni anno e lo sanno tutti.
Occorre controllare, al più presto, tutti gli oleifici e capire come sono organizzati, in termini di licenze e quantitativi. Si potrebbe partire dalle ditte che si occupano dello smaltimento delle acque di vegetazione. Sapere da chi le ricevono ed in quali quantità, in modo da comparare i dati con l’effettiva produzione dei singoli oleifici, visto che le quantità molite vengono registrate per l’ottenimento di contributi.
Certo, non è detto che possano essere soltanto oleifici di Castelvetrano. In astratto, potrebbero anche appartenere a dei comuni vicini che verrebbero a scaricare nel Modione o in qualche torrente collegato.
E’ chiaro che per svolgere queste indagini occorrerebbe un’autorità sovracomunale, perché il target è un territorio abbastanza vasto. Io aspetto soltanto di sapere se queste acque di vegetazione siano passate dal depuratore. La risposta dovrebbe arrivare a brevissimo dal commissario ad Acta che gestisce l’impianto di via Errante Vecchia. Dopodiché chiederò attraverso la prefettura, un intervento del comando provinciale dei carabinieri.
Adesso basta. In questa vicenda, occorre andare fino in fondo.
Egidio Morici
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