24/11/2020 06:00:00

I pescatori di Mazara fermati in Libia, 84 giorni di attesa. Il punto

Sono passati 84 giorni da quando le forze militari libiche hanno sequestrato due pescherecci mazaresi con 18 persone a bordo.


Quasi tre mesi. Dal primo settembre a Mazara del Vallo si vive in apprensione, si sta in ansia per i 18 pescatori di fatto tenuti in ostaggio dai militari del generale Haftar, che governa la Cirenaica, la regione della Libia che ha per capitale Bengasi.

Il sequestro
I due pescherecci mazaresi la sera del primo settembre si trovano a circa 40 miglia dalla costa di Bengasi. Sono acque internazionali, ma all'interno dell'area di 74 miglia decisa unilateralmente da Tripoli come Zona di pesca esclusiva. Il tratto di mare è affollato con 9 pescherecci italiani. Una motovedetta libica si avvicina alle imbarcazioni italiane. Cominciano a sparare colpi in aria. Sette pescherecci fuggono, riescono a farlo prima di essere raggiunti. Due, Medinea e Atlantide, vengono intercettati dai libici. Nel frattempo viene avvisata una nave della marina italiana, è pronta a far decollare un elicottero, che sarebbe stato utile a far allontanare i libici. Secondo quanto è trapelato in queste settimane le autorità italiane hanno tergiversato troppo, chiudendo ogni comunicazione con gli altri pescherecci nel frattempo tornati indietro. Perchè? Fatto sta che i due pescherecci di Mazara del Vallo, con a bordo 18 uomini, vengono sequestrati. Per i militari di Haftar pescavano in acque territoriali libiche, secondo la comunità internazionale si tratta di acque internazionali.

Le famiglie
Da quel giorno sono passate 84 notti praticamente insonni per i familiari che li aspettano tra Mazara e Roma. Nella città del Satiro un gruppo di familiari staziona perennemente al Comune, in attesa di notizie dai propri cari. A Roma all’addiaccio davanti Montecitorio altri familiari, per far sentire la propria voce, per cercare di non far dimenticare alle autorità italiane che ci sono persone di fatto tenute in ostaggio in un paese straniero. I familiari hanno potute vedere alcune foto dei propri cari soltanto qualche giorno dopo il sequestro, e hanno potuto sentire la loro voce solo qualche giorno fa, dopo 70 giorni.

Le trattative
La Marina Militare non è intervenuta nell’immediato, portando così la questione in un binario diplomatico. Le trattative per liberare i pescatori di Mazara vanno avanti da quel primo settembre. Proprio nelle ore precedenti al sequestro il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si trovava in Libia. Di Maio ha detto che “è una priorità del Governo” liberare i pescatori di Mazara. Ma in quasi tre mesi il ministro degli esteri è riuscito ad ottenere solo una telefonata ai familiari, nient’altro. Le trattative sono molto lunghe. I libici vogliono uno scambio, che vengano liberati 4 connazionali condannati a 30 anni di carcere in Italia per traffico di esseri umani e omicidio. Intanto in un comunicato diffuso sul sito della Farnesina il 19 novembre, si legge che Di Maio ha avuto un colloquio telefonico con la Rappresentante Speciale Onu ad Interim per la Libia, Stephanie Williams. Nella nota Di Maio “ha confermato il pieno sostegno dell’Italia agli sforzi di dialogo intra-libico condotti da UNSMIL” ed ha espresso soddisfazione per il Dialogo Politico che ha fissato le elezioni al 24 dicembre 2021. Infine, Di Maio “ha evidenziato i positivi sviluppi in campo economico dopo la ripresa della produzione e delle esportazioni di petrolio”. Della questione dei pescatori mazaresi nessuna parola.

Le preghiere, gli appelli
"In questa Giornata Mondiale della Pesca, il mio pensiero va ai pescatori di tutto il mondo che vivono disagi e difficoltà. Vorrei menzionare, in particolare, i diciotto pescatori di diverse nazionalità provenienti da Mazara del Vallo, in Sicilia, che sono trattenuti in Libia dal 2 settembre, senza possibilità di comunicare con le loro famiglie". Lo ha detto qualche giorno fa il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pesca. "Queste -prosegue - continuano ad aspettare con ansia informazioni sui loro cari e l'opportunità di parlare con loro. Ma, soprattutto,sono impazienti di riunirsi". "Per questa semplice ragione umanitaria - aggiunge il capo dicastero vaticano -, faccio appello ai Governi e alle Autorità nazionali competenti affinché risolvano questa penosa situazione e trovino una soluzione positiva attraverso un dialogo aperto e sincero".


“Nell'assicurare tutta la possibile attenzione del governo regionale agli operatori, non posso fare a meno di rivolgere il mio pensiero ai 18 marinai dei pescherecci 'Atlantide' a 'Medinea' della marineria di Mazara del Vallo sequestrati dalla guardia costiera libica il primo settembre scorso". Lo ha affermato invece il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. "Da 82 giorni ormai sono trattenuti a Bengasi senza la possibilità di comunicare con le famiglie in angosciosa attesa di poterli riabbracciare - prosegue Musumeci -. Rinnovo, per l'ennesima volta, un forte appello al Governo nazionale, affinché attraverso i canali diplomatici agisca con la dovuta determinazione per consentire ai pescatori, ancora prigionieri, di tornare presto a casa, tra i loro affetti”.

 



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