28/12/2020 06:00:00

I fatti dell'anno, il sequestro e i 108 giorni di prigionia dei pescatori di Mazara in Libia

Tra i fatti del 2020 che stiamo ricordando su Tp24 entra di diritto la vicenda del sequestro dei due pescherecci mazaresi "Atlantite" e "Medinea" con i 18 pescatori a bordo che stati tenuti in ostaggio per 108 giorni dai militari del generale Haftar, che governa la Cirenaica, prima che venissero  liberati.

Il sequestro - I due pescherecci mazaresi la sera del primo settembre si trovano a circa 40 miglia dalla costa di Bengasi. Sono acque internazionali, ma all'interno dell'area di 74 miglia decisa unilateralmente da Tripoli come Zona di pesca esclusiva. Il tratto di mare è affollato con 9 pescherecci italiani. Una motovedetta libica si avvicina alle imbarcazioni italiane. Cominciano a sparare colpi in aria. Sette pescherecci fuggono, riescono a farlo prima di essere raggiunti. Due, Medinea e Atlantide, vengono intercettati dai libici. Nel frattempo viene avvisata una nave della marina italiana, è pronta a far decollare un elicottero, che sarebbe stato utile a far allontanare i libici. Secondo quanto è trapelato in queste settimane le autorità italiane hanno tergiversato troppo, chiudendo ogni comunicazione con gli altri pescherecci nel frattempo tornati indietro. Perchè? Fatto sta che i due pescherecci di Mazara del Vallo, con a bordo 18 uomini, vengono sequestrati. Per i militari di Haftar pescavano in acque territoriali libiche, secondo la comunità internazionale si tratta di acque internazionali.

Trattative - La Marina Militare non è intervenuta nell’immediato, portando così la questione in un binario diplomatico. Le trattative per liberare i pescatori di Mazara vanno avanti da  primo settembre. Nelle ore precedenti al sequestro il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si trovava in Libia. Di Maio ha detto che “è una priorità del Governo” liberare i pescatori di Mazara. Ma in quasi tre mesi il ministro degli esteri è riuscito ad ottenere solo una telefonata ai familiari, nient’altro. Le trattative sono molto lunghe. I libici vogliono uno scambio, che vengano liberati 4 connazionali condannati a 30 anni di carcere in Italia per traffico di esseri umani e omicidio.

La richiesta dello scambio con i "calciatori-scafisti" - I pescatori sono accusati di aver violato le acque libiche, ma presto la loro condizione è diventata quella di ostaggi e pedine di uno scambio dell'esercito del generale Khalifa Haftar che controlla la zona di Bengasi. Dalla Libia è arrivata la proposta di uno scambio: “Dateci i nostri calciatori e noi vi diamo i pescatori”. Nel corso delle mediazioni le autorità di Haftar hanno chiesto il rilascio di quattro libici, conosciuti in Libia come calciatori, ma condannati dal Tribunale di Catania a 30 anni di carcere e tuttora detenuti in Italia. Tutti loro sono stati condannati dalla corte d'assise di Catania e poi dalla corte d'appello etnea, con l'accusa di aver fatto parte del gruppo di scafisti responsabili della cosiddetta 'Strage di Ferragosto' in cui morirono 49 migranti. La richiesta di 'scambio di prigionieri' riguarda Joma Tarek Laamami, di 24 anni, Abdelkarim Alla F.Hamad di 23 anni, Mohannad Jarkess, di 25 anni, Abd Arahman Abd Al Monsiff di 23 anni, che la notte della 'strage' avrebbero usato "calci, bastonate e cinghiate" per bloccare i migranti nella stiva dell'imbarcazione. Nel corso del processo, la loro vicenda è stata monitorata dall'ambasciata libica in Italia, partecipando anche ad alcune udienze al Tribunale di Catania. I quattro raccontarono ai giudici di aver pagato per quel viaggio, Al Monsiff disse di "giocare a calcio nella serie A, aveva deciso di andare in Germania per avere un futuro, impossibile in Libia a causa della guerra". L'ipotesi nell'immediato non venne confermata dalla Farnesina, ma nei giorni seguenti il Ministro degli Esteri, Luigi di Maio, rispondendo sull'argomento, disse: "non accettiamo ricatti sui nostri connazionali".

L'appello del vescovo Mogavero - Da un lato l'appello al governo a far presto, dall'altro vicinanza solidale alle famiglie. Così il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero alla veglia di preghiera per i 18 marittimi. "Non si può perdere di vista che 18 vite umane non hanno prezzo - ha detto Mogavero - qualunque soluzione, anche basata su un onorevole compromesso, deve essere ricercata, bruciando i tempi, divenuti ormai troppo lunghi e gravosi per tutti: per i prigionieri e per chi ne attende la desiderata liberazione". Nella parrocchia San Lorenzo di Mazara piena di familiari e fedeli, Mogavero ha detto che il solo sforzo del governo "non basta". Ai familiari «le sole parole di conforto non bastano e la stessa vicinanza dimostrata a loro in più modi e in più circostanze hanno un significativo valore simbolico, ma non alleggeriscono la pesantezza della loro pena e non risanano le ferite del cuore".

Le Famiglie - Da quel giorno sono passate 108 notti praticamente insonni per i familiari che aspettano tra Mazara e Roma. Nella città del Satiro un gruppo di familiari ha stazionato perennemente al Comune, in attesa di notizie dai propri cari. A Roma all’addiaccio davanti Montecitorio altri familiari, per far sentire la propria voce, per cercare di non far dimenticare alle autorità italiane che ci sono persone di fatto tenute in ostaggio in un paese straniero. I familiari hanno potute vedere alcune foto dei propri cari soltanto qualche giorno dopo il sequestro, e hanno potuto sentire la loro voce solo dopo 70 giorni.

L'appello della signora Cristina, la moglie di uno dei marittimi, oggi liberati. Si tratta di un contributo importante, che vogliamo mostrarvi, per sottolineare con quanta forza e quanta dignità queste 18 famiglie hanno protestato in questi 108 lunghi giorni, portando la loro voce in ogni parte d'Italia, pur di non lasciare soli i loro congiunti prigionieri in Libia.

 Dopo 108 giorni sono stati liberati - Finalmente liberi i pescatori di Mazara del Vallo sequestrati in Libia. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Di Maio il 17 dicembre sono infatti partiti oggi alla volta della Libia per liberare i pescatori italiani prigionieri da mesi. "Aspettiamo la conferma ufficiale ma oggi sembra proprio la giornata giusta". Emozionato e con la voce rotta dal pianto, risponde così a Radio Capital Marco Marrone, armatore della Medinea, uno dei due pescherecci sequestrati 108 giorni fa in Libia.

La liberazione è confermata anche dai familiari: "Finalmente potremo riabbracciarli - dice Giusy Asaro subito dopo la notizia - adesso aspettiamo di sentirli presto, ancora non ci hanno chiamato ma presto lo faranno. Quando torneranno faremo una grande festa". I pescatori, probabilmente arriveranno con i loro pescherecci fino ad oggi sotto sequestro, Medinea e Antartide, percorrendo di nuovo quel tratto di mare che ha cambiato loro la vita da più di 100 giorni. "Non ho parole per l'emozione, non vedo l'ora di poterlo riabbracciare", dice Cristina Amabilino, moglie di uno dei pescatori sequestrati.

L'arrivo a Mazara il 20 dicembre - Hanno toccato terra, sono sbarcati i pescatori al porto di Mazara dove ad attenderli c'erano i familiari e tutta la città. I due pescherecci Medinea e Antartide sono adesso ormeggiati al porto nuovo di Mazara del Vallo e i 18 pescatori stanno effettuando i test anti-covid come previsto. Se negativi potranno riabbracciare i propri cari subito al porto. Se qualcuno dovesse essere positivo al Covid verranno tutti accompagnati presso le proprie abitazioni per la quarantena. Ci si augura ovviamente, che i pescatori possano da subito riabbracciare i propri cari che li stanno aspettando al porto sotto la pioggia assieme a centinaia di persone.

L'accoglienza del sindaco Quinci - "Non lo sapevate, ma non eravate soli. Vi abbiamo pensato ogni giorno. Le vostre mogli, i vostri figli, le vostre madri hanno fatto cose inimmaginabili per farvi tornare a casa". Con queste parole il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, ha accolto sulla banchina del porto i 18 pescatori tornati questa mattina dalla Libia, dove sono rimasti prigionieri per 108 giorni. Con il sindaco anche il prefetto di Trapani Tommaso Ricciardi. Dopo lo sbarco dei pescatori sono state liberate 18 colombe bianche. I pescatori dopo essere scesi dai pescherecci Medinea e Antartide sono stati sottoposti a test rapido anti-Covid che ha dato esito negativo per tutti e hanno potuto riabbracciare i familiari. Un momento di grande emozione.